Alessio Boni e la sua “malattia dell’anima”/ “La negatività mi avvolgeva e soffrivo”

- Emanuele Ambrosio

Alessio Boni e la “malattia dell’anima” di cui ha sofferto in passato per una donna: l’attore ha raccontato il dolore e come ne è uscito

alessio boni
(Oggi è un altro giorno)

Una storia d’amore avuta in passato ha segnato la vita di Alessio Boni, il quale ha raccontato di aver vissuto una «malattia dell’anima» che lo ha fatto soffrire. L’attore sapeva che quella donna era lontana dal suo ideale di anima gemella, eppure sentiva che in lei c’era tutto quel che cercava. «Era bella, era colta, la passione alle stelle, ma qualsiasi cosa lei facesse era l’esatto contrario di quello che mi aspettavo». Di fatto, viveva sentimenti contrastanti che hanno messo a serio rischio il suo equilibrio. Ne ha parlato anni fa in un’intervista a Ok Salute e Benessere, affinché la sua esperienza potesse essere d’aiuto per gli altri.

Lui, infatti, era arrivato addirittura ad isolarsi: «È stata una storia d’amore devastante, di cui non ho mai parlato, un’ossessione. E io ho sofferto tanto, a lungo. Non riuscivo a lavorare, non uscivo più. Finché, dagli occhi di mia madre, ho capito che il mio equilibrio era in pericolo!». Un racconto senza filtri quello di Alessio Boni (ora legato a Nina Verdelli), a cuore aperto, per farsi testimone di un malattia dell’anima che molti possono ritrovarsi ad affrontare. «Un momento l’essenza della felicità e dopo l’incubo. Non che fosse peggiore di me, non voglio dire questo. Però la sua etica era inconciliabile con la mia, intendo il comportamento che tutti noi abbiamo nei confronti del bene e del male».

Alessio Boni e la sua malattia dell’anima

Alessio Boni ha vissuto una sofferenza personale che lo ha portato a piangere per mesi. «Me ne stavo annichilito, malato nell’anima, la rabbia che montava dentro e non riusciva a diventare lacrime. Lei era l’essenza del piacere e il mio veleno, era la mia ossessione». A Ok Salute e Benessere ha spiegato che tra tentativi di riconciliazione e vari compressi, era arrivato ad un punto in cui era vicino all’autodistruzione. «Davo il peggio di me. Io che non ero mai stato il gelosone, il tipo che pedina, che controlla il cellulare, mi ritrovavo a impersonare Otello, e non sulle scene. Non le credevo mai». Non riusciva a lavorare: «La negatività mi avvolgeva, la tensione era così alta che il mio personaggio lo facevo malissimo. Senza di lei ero infelice, con lei ero infelice».

Ma per fortuna l’attore non era solo. Aveva gli amici pronto ad aiutarlo, i colleghi Luigi Lo Cascio e Fabrizio Gifuni, ad esempio. Ma la svolta arrivò parlando col fratello Andrea, sacerdote: «Lui è migliore di tutti gli analisti, una manna dal cielo. È uno che si sa donare». Decisiva è stata indirettamente anche la madre, perché la sua paura lo ha spinto ad agire. «Fu la preoccupazione negli occhi di mia madre a darmi la vera forza per chiudere quella storia e dopo ho sofferto terribilmente, ma ero infelice anche con lei».





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