Alex Schwazer/ “Non voglio chiudere come decidono altri e per Tokyo…”

- Mauro Mantegazza

Alex Schwazer si racconta a Radio 105: “Non voglio chiudere la carriera come decidono altri”. Il marciatore si sta tenendo in forma per le Olimpiadi di Tokyo e…

Schwazer
Alex Schwazer (Foto LaPresse)

La vicenda doping di Alex Schwazer potrebbe essere vicina a una svolta, si aspetta infatti una sentenza che possa ristabilire la verità dopo una pesantissima seconda squalifica con però troppi punti oscuri che lasciano molti dubbi. Nel frattempo, il marciatore altoatesino campione olimpico a Pechino 2008 oggi è stato in onda su Radio 105 all’interno di “105 Mi Casa”, il programma di Max Brigante. Ecco alcuni passaggi significativi dell’intervento di Alex Schwazer: “Il 20 dicembre sono scaduti i tempi di opposizione per quanto riguarda la richiesta di archiviazione della procura di Bolzano e quindi dal 20 dicembre io aspetto la parola finale del giudice“. Alex Schwazer non esclude nemmeno di tornare a gareggiare, se la sentenza fosse a lui favorevole: “Da quando sono rimasto a casa dalle Olimpiadi di Rio 2016, mi sono posto l’obiettivo di fare chiarezza su questa mia positività e a un certo punto, visto che le cose si stavano mettendo in una certa maniera, ho pian piano cominciato a tenermi in forma perché io vorrei chiudere la mia carriera come voglio io, non magari come lo volevano altri. Per fare questo chiaramente uno si deve tenere un minimo in forma perché se io adesso per 4 anni non mi alleno più, nel mio sport è impossibile tornare a un discreto livello”.

ALEX SCHWAZER E LE OLIMPIADI DI TOKYO

Alex Schwazer dunque chiede che venga ristabilita la verità innanzitutto per amore di chiarezza, ma senza chiudere le porte a un clamoroso ritorno all’agonismo: “Per tenere accesa questa speranza di tornare alle gare, io mi sono posto questo piccolo obiettivo, di tenermi in forma. Io sono stato molto continuo negli ultimi mesi e quindi fisicamente sto abbastanza bene, sono in una forma discreta, anche perché a gennaio siamo ancora abbastanza distanti per arrivare all’estate, ci sarebbe ancora del tempo per migliorare”. Logicamente viene da pensare che il grande obiettivo di Alex Schwazer possano essere le Olimpiadi di Tokyo, anche se alla domanda dell’intervistatore il campione altoatesino non ha voluto sbilanciarsi troppo: “E’ un po’ difficile rispondere alla tua domanda. L’unica cosa che io possa fare è tenermi in una forma discreta, niente di più. Poi sono altre persone che dovranno decidere. Io non so come andrà a finire questa cosa della squalifica sportiva, io ci spero, però sicuramente ci sono anche probabilità che la squalifica resti quella che è attualmente”.

ALEX SCHWAZER, L’ODISSEA GIUDIZIARIA E SANDRO DONATI

Alex Schwazer ha cercato poi di ricostruire le tappe principali della sua odissea giudiziaria, relativa alla discussa squalifica appena prima di Rio 2016, a differenza di quella che già lo escluse da Londra 2012 e per la quale lo stesso Schwazer ha ammesso le proprie colpe: “La mia idea è più o meno la stessa da oltre 4 anni perché noi abbiamo fatto una denuncia contro ignoti perché non è possibile che queste urine che sono partite da casa mia e sono partite negative – perché se uno non si dopa non possono essere positive – poi a un certo punto risultano positive; sicuramente qualcosa è successo. Io ho sempre detto che probabilmente devo pagare per qualcosa. Secondo me ci sono vari interessi che hanno portato a questa situazione, interessi che non vanno solo contro di me, ma anche contro il mio allenatore”. Il tecnico è Sandro Donati, storicamente un ‘paladino’ della lotta antidpoing, che però era finito nel mirino di molti per avere accettato di lavorare con Alex Schwazer al termine della prima squalifica del marciatore azzurro.

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