Ali Agca, attentato a Giovanni Paolo II/ “Quando è morto ho provato dolore”

- Emanuele Ambrosio

Ali Agca e l’attento a Giovanni Paolo II nel 1981. Dopo 29 anni in carcere sul Papa rivela: “quando è morto ho provato dolore come un fratello”

Ali Agca e attentato Giovanni Paolo II

Ali Agca e l’attento a Giovanni Paolo II. Correva il 13 maggio del 1981 ore 17.19, giorno in cui si celebra l’apparizione della Madonna di Fatima, quando un terrorista turco spara tre colpi di pista al sommo Pontefice mentre attraversava, a bordo della sua papamobile, Piazza San Pietro a Roma. Papa Wojtyla si accascia con la tunica bianca ricoperta di sangue e viene trasportato d’urgenza all’Ospedale Gemelli di Roma dove viene sottoposto ad un’intervento di circa sei ore. L’attentatore fugge lanciando l’arma sotto un camion, ma poco dopo viene bloccato ed arrestato. Ali, militante di un’organizzazione terroristica di estrema destra, denominata “Lupi grigi”, viene processato per direttissima e condannato il 22 luglio del 1981 all’ergastolo. Una volta ripresosi dall’attentato, Papa Giovanni Paolo II cinque giorni dopo durante l’Angelus trasmesso dalla camera dell’Ospedale Gemelli si rivolse ad Ali dicendo: “Prego per il fratello che mi ha ferito, al quale ho sinceramente perdonato”. Papa Wojtyla era convinto di essersi salvato dai colpi di pistola grazie all’intercessione della Madonna di Fatima a cui fece visita per ben tre volte: nel 1982 un anno dopo l’attentato, nel 1991 e nel 2000.

Giovanni Paolo II perdonò Ali Agca

“Ed ecco, oggi sono qui. Sono venuto a ringraziare la Divina Provvidenza in questo luogo che la Madre di Dio sembra avere così particolarmente scelto. “Misericordiae Domini, quia non sumus consumpti” le parole di Giovanni Paolo II durante l’Omelia al Santuario della Vergine di Fatima nel maggio del 1982. L’anno dopo il sommo Pontefice decide di far visita ad Ali nel carcere di Rebibbia. Alcuni anni dopo durante un’intervista rilasciata all’ANSA, Ali Agca ha raccontato cosa disse al Papa: “nell’incontro che ebbi con lui a Rebibbia, che a ordinarmi di ucciderlo fu l’ayatollah Khomeini”, dichiara Ali Agca in un’intervista all’ANSA, ribadendo la tesi della pista islamica per l’attentato del 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro e contestando le smentite date dal Vaticano a quanto l’ex “lupo grigio” ha scritto nella sua autobiografia “Mi avevano promesso il Paradiso”. Alcuni anni dopo, per la precisione il 13 giugno 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concede la grazia a Ali Agca che il 14 giugno del 2000 lascia il nostro Paese.

Ali Agca: “Papa  Giovanni Paolo II come un fratello”

In Turchia però Ali Agca finisce nuovamente in carcere per l’assassinio del giornalista Abdi Ipekci. Una volta tornato in libertà, nel 2010, Ali intervistato dal Mirror è tornato a parlare dell’attentato a Papa Wojtyla: “è stato destino. E’ stato destino che sopravvivesse. I sono molto contento che non è morto. Il Papa è diventato come un fratello per me. Quando è morto ho provato il dolore della perdita di un fratello o del mio migliore amico”. Nonostante sono passati tantissimi anni, l’ex terrorista pensa ogni giorno a quei colpi di pistola al Papa: “penso a come ho sparato al Papa quasi ogni giorno… non più tutti i giorni ma la maggior parte. Sono un brav’uomo adesso. Cerco di vivere la mia vita in modo appropriato. Quando ho sparato avevo 23 anni, ero giovane e ignorante”.

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