Alighiero Noschese/ Un suicidio che rimane mistero: colpo di pistola dopo ricovero

- Valentina Gambino

Alighiero Noschese sarà questa sera tra i protagonisti di Techetechetè. Alla fine degli anni ’60 era il più grande imitatore italiano: poi la depressione, il ricovero e il suicidio.

Alighiero Noschese
Alighiero Noschese

Alighiero Noschese sarà questa sera tra i protagonisti di Techetechetè. Alla fine degli anni ’60 lui era l’unico in Italia ad imitare alla perfezione i personaggi politici, catturandone voce, movenze e particolarità. Durante quel periodo, coloro che venivano imitati da lui, potevano vantare di essere personaggi davvero celebri. Tra le sue “vittime” anche conduttori, giornalisti e cantanti. Il suo successo travolgente va avanti fino agli inizi ’70. Poi, con la Rai, qualcosa di rompe in maniera definitiva. L’azienda di Viale Mazzini non lavora più con lui ed anche la sua vita privata va effettivamente a rotoli. Divorzia dalla moglie con conseguente allontanamento da parte dei due figli. In questo modo, Noschese perde sia il suo pubblico che il suo privato. La gente non lo apprezza più, la sua famiglia sparisce. Per lui un colpo durissimo, ma prova ugualmente a ripartire. La sua carriera riparte in alcune reti private fino a quando, nel 1978 la Rai lo richiama. Tutto è pronto ma il sipario non si riaprirà. Il 16 marzo del 1978 viene rapito Aldo Moro e nessuno se la sente di ridere. Il suo rientro viene annullato e l’ennesimo colpo lo travolge.

Alighiero Noschese, il suicidio choc: il mistero continua…

L’ultima delusione lavorativa è talmente forte per Alighiero Noschese che la tristezza, incide anche sulla sua salute. Il 3 dicembre 1979 viene ricoverato presso Villa Stuart, a Roma. Dopo essersi recato all’interno della cappella della clinica, si ammazza sparandosi un colpo di pistola. Nella stessa Villa era ricoverato anche Giulio Andreotti. Cosa significa questo? Semplicemente che – pe forza di cose – esisteva un rigidissimo servizio di sicurezza che l’imitatore ha comunque avuto modo di “evadere”, anche con un’arma da fuoco addosso, che metterà definitivamente la parola fine alla sua vita. Nessuno lo ferma mentre gira armato e tutti pensano: “Ma come è possibile?”. Già… come è potuto accadere? Nessuno potrà mai darci una valida risposta. Particolarmente strano il fatto che fosse stato ricoverato con una pistola nell’armadietto, così come è strano che la scorta di Andreotti non sia intervenuta. Tra le varie ipotesi degne di nota, pare che Noschese potrebbe avere messo in atto qualcuna delle sue imitazioni per depistare in qualche modo i presenti e crearsi una via di fuga.

Parla la figlia Chiara

Nel 2017, nel corso di una intervista, la figlia Chiara Noschese ha confidato quanto sia stato un vanto essere parente del grande Alighiero. “È un triplo vanto. Ma non parlo mai di lui perché sono una donna discreta. Preferisco preservare nel mio cuore il suo ricordo”. Poi però, si è “sbottonata” parlando di una cosa che le ha insegnato: “L’umiltà e il valore dell’uguaglianza. Mi spiego: il teatro ha una struttura gerarchica, ma lui si comportava con tutti nello stesso modo: dal regista al tecnico luci. Ecco, io sono come lui”. Tornando alle giornate precedenti al suicidio, Noschese fu ricoverato per 22 giorni prima di mettere fine alla sua vita. Entrato per un forte esaurimento nervoso e crisi depressive, i sanitari dell’epoca interrogativi sull’accaduto, dissero che gli era consentito portare con sé una pistola per motivi di sicurezza. Ad oggi il suo suicidio, resta uno dei più grandi misteri del mondo dello spettacolo italiano.

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