ALIMENTAZIONE E SALUTE/ Così le immagini di cibi innescano “crisi di astinenza” in chi soffre di obesità

- Manuela Falchero

È la conclusione di uno studio che coinvolge le università milanesi Bicocca e Statale, e gli IRCCS MultiMedica e Galeazzi-Sant'Ambrogio

cibo spazzatura, rischio infarto e ictus Pixabay

Nelle persone affette da obesità la visione di immagini di alimenti crea un eccessivo desiderio per il cibo. A dirlo è lo studio How Images of Food Become Cravingly Salient in Obesity (Come le immagini del cibo risvegliano un desiderio irresistibile nell’obesità), frutto del lavoro di un gruppo di ricerca che coinvolge le università milanesi Bicocca, Statale e gli IRCCS MultiMedica e IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio.

La survey ha dimostrato, per la prima volta, che nelle persone obese l’area tegmentale ventrale del cervello (VTA), cruciale per i comportamenti motivati, presenta una connettività aumentata con altre regioni cerebrali. In particolare, è stato rilevato che a essere coinvolte sono soprattutto le strutture che riguardano la motivazione e l’apprezzamento della ricompensa, tutti fattori legati alle proprietà gratificanti del cibo. E questo fa sì che nelle persone obese si rilevi un’associazione più forte tra stimolo (la vista del cibo) e ricompensa (il consumo di cibo). Ma non solo. In questi soggetti, infatti, la stessa area tegmentale ventrale del cervello (VTA) risulta anche ipoconnessa con il lobo frontale e questa connessione più debole spiegherebbe un controllo cognitivo alterato sul desiderio per il cibo e sul comportamento verso gli alimenti ad alto contenuto calorico.

“Il nostro studio è importante per gli scienziati di base, per i clinici e anche per i pazienti – afferma Francantonio Devoto, ricercatore di Milano-Bicocca -. Con questo lavoro forniamo una nuova interpretazione sui meccanismi cerebrali alla base dell’eccessiva motivazione verso il cibo nell’obesità, una sensazione che ogni persona in sovrappeso, o con obesità, ha provato quando è stata tentata da immagini di cibo”.

I risultati ottenuti dal team di scienziati aprono ora la strada a nuovi interventi per il trattamento dell’obesità: lo studio – dicono i ricercatori – fornisce il razionale per l’utilizzo di tecniche di neuromodulazione cerebrale non invasiva durante compiti specifici per ricalibrare la connettività della corteccia frontale laterale con le regioni mesencefaliche della motivazione.

La ricerca è stata condotta da Francantonio Devoto e coordinata dal professor Eraldo Paulesu, entrambi del dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca; tra gli autori figurano anche Livio Luzi e Anna Ferrulli (IRCCS MultiMedica e Università degli Studi di Milano), Giuseppe Banfi (IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio) e Laura Zapparoli (Milano-Bicocca e IRCCS Galeazzi-Sant’Ambrogio). Il documento, consultabile online su The Obesity Society (DOI: 10.1002/oby.23834), sarà pubblicato sul numero cartaceo della rivista Obesity in uscita a settembre 2023.

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