ALITALIA, NAZIONALIZZAZIONE IN 3 MOSSE/ Ceo Lufthansa vede Patuanelli

- Niccolò Magnani

Alitalia, verso la nazionalizzazione in tre mosse: intanto Patuanelli vede il ceo di Lufthansa. Gli scenari aperti per il salvataggio: prestito ponte, privati o..

Alitalia Timone Lapresse1280
Lapresse

Il cammino è “segnato”: dopo l’incontro ieri sera al Mise tra il Ministro Patuanelli e i tre commissari di Alitalia, la strada per il futuro della ex compagnia di bandiera è stata scandita. Nuovo prestito ponte – 400 milioni di euro, con l’Ue pronta al controllo per con indagine per potenziali aiuti di stato – poi o compravendita di privati di alto rango oppure nazionalizzazione. Secondo quanto riporta l’Ansa stamane, «avanti per nuovi scouting» sarebbe l’imput lanciato dal Governo ai tre commissari Enrico Laghi, Stefano Paleari e Daniele Discepolo. Nessuna ipotesi di “supercommissario” per gestire la crisi, per il momento Alitalia non chiuse e in carica resta il trio che tutto sommato bene ha gestito questa infinta fase di emergenza; nel frattempo, proprio in vista di quello “scouting” il ceo di Lufthansa, Carsten Spohr, è stato a Roma questa mattina dove ha avuto un incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Per ora l’interesse della compagnia tedesca era per un mero accordo commerciale con Alitalia, ma i nuovi sviluppi potrebbero portare a qualcosa di molto più solido per rilanciare l’ex compagnia di bandiera italiana.

PATUANELLI “OK NAZIONALIZZAZIONE ALITALIA”

Il Ministro dello Sviluppo Economico, due giorni dopo la sostanziale “resa” del Governo ad ogni possibile accordo per una cordata di privata pronta a salvare l’Alitalia, apre (di nuovo) alla nazionalizzazione dell’ex compagnia di bandiera. «La nazionalizzazione di Alitalia può non essere un evento negativo», spiega stamane Stefano Patuanelli nella doppia intervista a Radio Capital e Corriere della Sera, sottolineando come il vero problema resti però l’affidamento della stessa Alitalia a manager capaci e con idee di progetto, «la politica sarà in grado di individuare manager in grado di guidare l’azienda o solo manager trombati dalla politica?» si chiede ancora il Ministro. Il percorso per rilanciare la compagnia a lungo sotto la possibile cordata Cdp, Ferrovie dello Stato e Atlantia (con quest’ultima auto-messasi da parte dopo le minacce di revoca delle concessioni per le autostrade) potrebbe a questo punto essere «una struttura commissariale che abbia come obiettivo la ristrutturazione e poi la remissione sul mercato o la nazionalizzazione»; Patuanelli però ammette, «prima di tutto bisogna agire fortemente sulla componente del costo».

ALITALIA, GLI SCENARI CHE RESTANO APERTI

In sostanza, il Governo non avendo davanti alcuna ipotesi di mercato concreta per il salvataggio dei privati, per non far fallire e chiudere l’Alitalia, punta dritto ad un investimento pubblico (magari in concordato) che rimette al centro però la polemica dell’utilizzo dei contribuenti dopo i già tanti miliardi di euro spesi in continui “prestiti ponte” per una società che perde ancora oggi circa un milione di euro al giorno. Lo ha spiegato bene Nicola Porro di recente in una delle sue “Zuppe” (una rassegna stampa quotidiana sul suo sito personale, ndr) «in pratica è come se quando viaggio in Alitalia il biglietto oltre a pagarlo io me lo pagano già anche tutti i cittadini italiani. Oggi la compagnia è una delle migliori, ma il problema dei soldi pubblici utilizzati per tenerla in piedi è gravissimo». Patuanelli si dice sicuro, «Alitalia non fallirà, mi sento di poterlo garantire. In questo momento Alitalia è una compagnia troppo grande per essere piccola e troppo piccola per essere grande», eppure ancora il Ministro ammette a “Circo Massimo” stamattina «visto che il mercato non ha una soluzione oggi la strada è la struttura commissariale per la ristrutturazione e la messa sul mercato. Il problema è che c’è una componente importante del consorzio che il 20 ottobre si è sfilata». Secondo Natale Forlani, intervenuto oggi sul nostro quotidiano, resta un unico vero scenario aperto: «trovare un grande vettore internazionale, che sia Lufthansa o un altro comparabile, certamente onerosa nel breve periodo, ma, a quanto sembra, priva di alternative. Comunque sia: fine della narrazione, per lo Stato imprenditore non ci sono prospettive».

© RIPRODUZIONE RISERVATA