ALITALIA/ Se la nazionalizzazione parte col piede sbagliato

- Guido Gazzoli

La nazionalizzazione di Alitalia poteva iniziare in un modo migliore. Ora occorrerà evitare errori nel lungo riavvio post-coronavirus

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E così mentre gli infettivologi intasano i canali televisivi nelle loro spesso diversissime interpretazioni dell’attuale crisi sanitaria, nel caos che investe anche un’Italia dove ormai i centri di offerta di alimenti per i poveri registrano questo mese migliaia di nuovi clienti e le file davanti ai vari banchi dei pegni sono lunghissime, arriva la notizia dall’attuale Governo che la nuova Alitalia partirà nel mese di giugno con un finanziamento di 3 miliardi di euro.

Questo mentre lo stesso Governo Conte lascia migliaia di italiani sparsi nel mondo e bloccati dalla pandemia del coronavirus in condizioni spesso disperate e organizzando solo pochi voli di soccorso che, oltretutto, potrebbero attingere nei loro costi a fondi Ue destinati proprio a queste operazioni di emergenza che coprirebbero il 70% delle spese. E invece nulla e i pochi voli organizzati di “soccorso” hanno ben poco, visto che spesso vengono offerti a tariffe esagerate. Allora viene veramente da chiedersi, vista la situazione, a cosa serva una compagnia di bandiera nazionale che, al contrario di altre nazioni che già hanno rimpatriato i propri concittadini, non opera come dovrebbe in simili frangenti di emergenza.

I lettori del Sussidiario sanno perfettamente che per anni mi sono battuto per il ritorno allo Stato di Alitalia nel suo ruolo di vettore nazionale, ma, ovviamente, operante in un ambito di concorrenza reale e con una gestione finalmente rispondente agli interessi del Paese. Quale migliore occasione, vista anche la situazione forzata di stallo e operatività ridotta, di poter dare inizio con un’attività veramente patriottica come quella del soccorso verso i connazionali?

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Ma è anche chiaro che nessun altra soluzione all’eterna crisi di Alitalia poteva essere adottata in momenti come quello che il mondo intero sta attraversando, dove il traffico aereo è in gran parte bloccato e migliaia di velivoli giacciono da molto tempo nei loro parcheggi. Così che l’annuncio del ministro Patuanelli sulla creazione della newco Italiana è l’unico che poteva essere fatto, addirittura già prima della crisi del Covid-19, quando Alitalia era talmente mal ridotta da non poter trovare acquirenti privati nemmeno regalata. Ora si spera in un vero rilancio, ma prima, ovviamente, si dovrà attendere la fine di questa “terza guerra mondiale” batteriologica: anche perché ancora non si sa con precisione dove andremo a finire e il battage mediatico, pardon martellamento, non smette mai di proporre situazioni degne di una fine del mondo annunciata.

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Siamo seri: l’umanità non è nuova a epidemie che sempre sono durate un certo lasso di tempo e poi esaurite. D’accordo: ormai nessuno si beve più la storiella del cinesino che si è mangiato Batman e in tantissimi sono propensi, pure per una certa tempistica adottata dai cinesi nell’avvisare il resto del mondo del pericolo, a pensare che il Covid-19 sia qualcosa di sfuggito da ricerche di laboratorio. Ed è anche vero che mai è stata propagandata tanta paura mediatica, per cui sono convinto che le misure di distanziamento a bordo degli aerei e le configurazioni delle cabine con pareti di plexiglass e con un’offerta di posti ridotta della metà non potranno protrarsi a lungo, anche perché ciò significherebbe un aumento dei prezzi dei biglietti colossale.

Di certo ci dovrà essere un’azione mondiale che imponga alla Cina, una volta per tutte, il rispetto di certe norme di sicurezza sanitaria e delle regole. E il ritorno alla normalità del traffico aereo sarà comunque proporzionale alla diminuzione del virus, quindi i danni all’intero sistema saranno gravissimi e imporranno agli Stati il controllo o il finanziamento delle compagnie, come d’altronde già accade: per questo anche il cammino della newco Alitalia sarà lento fino ad arrivare, si spera il più presto possibile, alla piena operatività della sua flotta, che dovrebbe attestarsi su di un’ottantina di aerei.

Già la Iata si è espressa in maniera negativa sulla distanza cosiddetta di sicurezza a bordo degli aeromobili, visto che le cabine vengono completamente sterilizzate a ogni volo e sia le mascherine che i controlli limitano i rischi. A torto o a ragione, visto che su questo virus si è detto di tutto e l’esatto contrario. Ma è estremamente importante, a questo punto, che la nuova Alitalia, come il resto del Paese, inizi a pensare a un piano concreto di sviluppo in un arco temporale medio: magari con un po’ di quell’ottimismo che possa far intravedere un futuro di rinascita uguale a quello che permise a questa nostra cara Italia di risorgere da momenti anche più tragici.

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