Allarme banche post Covid/ Senza aiuti pubblici boom fallimenti e crediti deteriorati

- Emanuela Longo

Allarme banche post Covid: cosa accadrà nei prossimi mesi quando finiranno gli aiuti pubblici a imprese e famiglie? L’analisi de L’Espresso

Intesa Sanpaolo Portici Lapresse1280 640x300
Lapresse

Alla luce dei bilanci del 2020, le banche italiane sembrerebbero aver superato senza particolari danni la grave recessione. Nonostante questo, come spiega L’Espresso, da settimane i banchieri chiedono conto al governo affinchè le misure di sostegno all’economia e gli aiuti anti Covid prorogati fino a giugno possano proseguire almeno per tutto l’anno, al fine di dare respiro alle imprese. In caso contrario, le imprese potrebbero ritrovarsi a corto di liquidità e con svariati debiti da fronteggiare. Le previsioni a quel punto sarebbero tutt’altro che rosee in quanto crisi e fallimenti andrebbero a pesare sempre di più sull’occupazione. Le banche sanno bene che l’eventuale sospensione degli aiuti ad imprese e famiglie avrebbe delle conseguenze anche per loro. Gli analisti hanno coniato il termine di “cliff edge”, l’effetto baratro, ovvero una repentina frenata dell’economia con un aumento dei finanziamenti a rischio e di quelli irrecuperabili nei bilanci delle stesse banche.

Con l’esplosione della pandemia, in Italia la moratoria sui crediti ha aiutato oltre 1,3 milioni di imprese indebitate per quasi 200 miliardi, alle quali si aggiungono circa 1,4 milioni di famiglie che hanno potuto rinviare il pagamento delle rate sui propri debiti, tra cui i mutui immobiliari, per un totale di 95 miliardi. La banca Intesa ha sospeso il rimborso di prestiti per circa 85 miliardi nel 2020; il BancoBpm ha accordato moratorie per 16 miliardi e Bper è arrivata a 12 miliardi. Ad impedire il crollo del Pil sono stati i vari aiuti dei decreti ristori ed il blocco dei licenziamenti con una diminuzione dei fallimenti nel 2020 rispetto all’anno precedente. Anche le banche, in tal modo, sono riuscite a contenere i danni della pandemia. Alla fine del 2020 i crediti a rischio, ovvero quelli considerati irrecuperabili in quanto concessi ad aziende fallite o in stato prefallimentare, hanno subito una riduzione importante.

ALLARME BANCHE: COSA ACCADRÀ NEI PROSSIMI MESI?

Nonostante tutto, l’attenzione di analisti ed investitori è ora rivolta sui prossimi mesi, ovvero quelli che lasciano intravedere la fine dell’incubo Covid. Le banche, da questo punto di vista, vedono la presenza di varie incognite. Le recenti previsioni sulla ripresa dell’economia italiana lasciano il tempo che trovano ed i rischi maggiori sarebbero legati alla fase di uscita dell’emergenza Covid. Quando tutto tornerà alla normalità e gli aiuti pubblici finora varati verranno meno, come reagiranno le imprese? Secondo L’Espresso torneranno a crescere i fallimenti. Come osservato dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, “l’aumento dei crediti deteriorati è il principale rischio che le banche italiane si trovano a fronteggiare”. Le previsioni non sono del tutto positive: nei prossimi due anni le banche italiane saranno chiamate a fronteggiare prestiti scaduti, inadempienze probabili e sofferenze per un valore tra 60 e 100 miliardi. È previsto per quest’anno un’impennata dei crediti deteriorati.

Tuttavia, il sistema bancario negli ultimi anni è stato profondamente ristrutturato e questo ha permesso di prepararlo ad affrontare le possibili nuove crisi in arrivo. La pandemia ha certamente stravolto tutto: le imprese hanno ridotto gli investimenti e le famiglie hanno tagliato i consumi. Molti clienti hanno preferito tenere parcheggiati i risparmi sul conto senza investirli in polizze o fondi, a scapito degli istituti di credito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA