ALLARME INCENDI/ Più che leggi e sanzioni, c’è un bene comune da riconquistare

- Francesco Inguanti

Anche quest’anno sono scoppiati in diverse zone dell’Italia degli incendi importanti, che ci pongono una domanda sul bene comune

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Canadair a lavoro (Foto: LaPresse)

Puntuali come … (scegliete voi il sostantivo più consono) scoppiano in Italia gli incendi. E con essi il rituale delle meraviglie, delle responsabilità, delle competenze, delle delinquenze, ecc. A fine estate tutto passa e l’anno dopo si riprende. Rimangono ettari ed ettari di terreni dove per parecchi anni non è possibile far nulla.

Per legge non si possono rimboschire per almeno 5 anni; per legge per almeno 15 anni è previsto il divieto di mutare la destinazione d’uso della zona interessata; per legge c’è il divieto decennale di realizzare edifici, strutture e infrastrutture finalizzate a insediamenti civili e attività produttive. A queste norme già rigide le Regioni, competenti per materia, ne possono aggiungere altre ancora più rigide.

E allora perché ci sono ancora tanti piromani in giro? Difficile dirlo anche perché è difficilissimo coglierli in flagranza di reato e quasi sempre lavorano in “squadre” dotandosi anche di strumenti tecnici in grado di appiccare l’incendio dentro le riserve, consentendo al reo di andare via in assoluta tranquillità e sicurezza.

Però forse per una volta si potrebbe affrontare il problema piuttosto che dalla coda: l’incendio è scoppiato tentiamo di spegnerlo; dalla testa: cosa c’è nella testa, o meglio cosa manca nella testa, del “piromane tipo”. La risposta è tanto semplice quanto impegnativa: manca l’interesse per il bene comune.

E qui il discorso rischia di arenarsi perché questo tipo di interesse scarseggia sempre più. Complice anche il Coronavirus il tasso di egoismo sociale è aumentato e l’impegno a guardare prima – se non esclusivamente – ai propri interessi prevale.

Vi sono tanti esempi della convivenza sociale che possono essere assimilati agli incendi dolosi. Si pensi al basso interesse dei cittadini a non sporcare le città, a non deturpare i monumenti, a non aggiungere alla complessità della macchina burocratica il proprio disinteresse nel completare ad esempio l’iter delle opere pubbliche; si potrebbe continuare pur con le debite eccezioni e i dovuti distinguo.

In positivo vi è un esempio da cui si potrebbe partire: la raccolta differenziata. Concetto ed esperienza sconosciuti fino a pochi decenni fa, oggi coinvolge tutti i cittadini, anche quelli che non la fanno. Sono stati messi in campo vari incentivi economici, sono state erogate sanzioni pecuniarie esemplari, ma tutti concordano sul fatto che da quando sono stati coinvolti i bambini … anche i genitori sono divenuti più virtuosi! Questo esempio una volta si chiamava educazione civica. 

Giusto per ricordare altri esempi si potrebbe ricordare l’obbligo del casco sulle moto che è ormai acquisito da tutti. Solo i “bulli” si fanno vedere in giro senza. Lo stesso potrebbe dirsi delle cinture di sicurezza. Attendiamo che accada per l’uso del cellulare in macchina e per tante altre cose.

Per tornare al tema “caldo” degli incendi occorre aggiungere che anche il massiccio uso di strumenti antincendio poco può quando si è difronte a veri “professionisti” del crimine.

Il Presidente della Cei Cardinale Bassetti ha concluso con queste parole il messaggio di solidarietà inviato qualche giorno fa a quanti sono stati coinvolti nei roghi e dal maltempo: “Rivolgo infine un appello affinché, come chiede Papa Francesco, tutti si prendano cura della madre Terra, vincendo la tentazione dell’egoismo che ci rende predatori, coltivando il rispetto per i doni della creazione, adottando un nuovo stile di vita e promuovendo una società attenta al Creato”. Forse è giunto il momento di pensare che la difesa del cosmo non spetta solo ai responsabili delle nazioni industrializzate, ma anche a ciascuno di noi, cominciando magari a evitare di incendiare i boschi che ancora abbiamo.

Due Vescovi siciliani si sono spinti oltre con le loro dichiarazioni. Mons. Giuseppe Marcianò, Vescovo di Cefalù, ha invitato “i tanti cittadini onesti a denunciare i piromani e a non coprire con l’omertà questi attentati contro la natura”. Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale ha aggiunto: “Mentre condanno simili crimini, ribadisco che appiccare volontariamente un incendio, oltre che un delitto per la legge dell’uomo, è anche un grave peccato contro Dio e la sua creazione. Bisogna che tutti a livello istituzionale e personale ci impegniamo per impedire che simili misfatti si ripetano attraverso un’opera di prevenzione e di educazione alla tutela dell’ambiente a servizio del bene comune”, che solo può garantire tutti.

Forse più che di leggi, sanzioni, e strumenti vari manca quell’interesse di tutti che si chiama bene comune. Ma l’interesse per il bene di tutti non si acquista, ma si conquista con l’educazione. Proviamo a ripartire da qui, chissà… 

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