Allenatore basket pestato da papà/ “Mi ha rotto il naso, il figlio mi ha abbracciato”

- Silvana Palazzo

Allenatore mini basket pestato da papà perché stava inveendo contro arbitro. “Mi ha rotto il naso, il figlio mi ha abbracciato”. Dopo l’aggressione ha denunciato il genitore…

roberto guali coach fb
Roberto Guali (Foto: Facebook)

Un allenatore di mini basket è stato pestato a Varese da un papà, perché gli aveva chiesto di non protestare contro l’arbitro. Roberto Guali si è ritrovato col naso fratturato e un occhio pesto dopo l’aggressione subita. È successo qualche giorno fa nello spogliatoio della squadra Basket 2000 Ponte Tresa, a Luino, ma l’episodio fa ancora discutere. E questo anche perché la scena di violenza è avvenuta davanti a cinque-sei bambini, tra cui lo stesso figlio dell’aggressore. Il giovane choach ha raccontato al Corriere della Sera che qualche genitore della sua squadra continuava a inveire contro l’arbitro durante la sfida Basket 2000-Venegono. «All’ennesima reazione esagerata gli ho gridato di piantarla». Uno di loro ha evidentemente mal digerito il richiamo e quindi è entrato nello spogliatoio, un posto dove i genitori dei bambini non possono entrare. «Mi ha chiesto sgarbatamente di avvicinarmi e poi, d’improvviso e senza ragione, mi ha colpito». Appena uscito dal pronto soccorso, Roberto Guali è andato dai carabinieri per firmare la denuncia.

ALLENATORE BASKET PESTATO DA PAPÀ: “IL FIGLIO MI HA ABBRACCIATO”

Dopo l’aggressione l’allenatore 25enne ha ricevuto una telefonata di scuse dal papà che lo aveva picchiato. Roberto Guali è convinto che fosse «sinceramente pentito» e lui ha apprezzato. «Ha detto di aver perso la testa. Spero che abbia capito la gravità di quello che ha fatto». In ogni caso non vuole ritirare la denuncia. «Il rispetto dei ruoli è fondamentale nella vita. Quel genitore non ha fatto male a me, ha fatto male soprattutto a suo figlio», ha spiegato al Corriere della Sera. Il coach, che ha ricevuto totale solidarietà dai dirigenti e dalla FederBasket provinciale, ha spiegato che a volte la tribuna dove si sistemano i genitori sembra una zona franca dove per un’ora non esistono più regole. “Gallo”, come lo chiamano colleghi e baby giocatori, dopo l’aggressione ha pensato anche di mollare il basket. Nel rialzarsi ha visto le facce dei bambini: «Ho capito che non potevo abbandonarli. Sarebbe equivalso a tradire loro e me stesso». E allora è tornato ad allenarli.



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