ALTRO CHE DECLINO/ Il cliché dell’Italia depressa e perdente smentito a Napoli

- Alfonso Ruffo

Quello che è accaduto a Napoli nei giorni scorsi smentisce il cliché della società depressa e perdente per presentare il suo opposto

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Varo di una nave alla Fincantieri di Castellammare (Lapresse)

Dice Deirdre McCloskey che chiunque indossi una giacca sartoriale napoletana – alto, basso, magro, grasso – si sentirà a suo agio e sembrerà bello. Perché gli artigiani della città sono i più bravi di tutti e non c’è nessuno al mondo che sappia vestire al modo dei partenopei. E dunque? Dunque, basta coi piagnistei. Ci si rimbocchi le maniche (è il caso di dire) e si faccia virtù delle proprie capacità.

Dice ancora, Deirdre McCloskey, che l’Italia e il suo Mezzogiorno non sono affatto poveri. Che l’indigenza è solo nella testa delle persone che non riescono a vedere e apprezzare come dovrebbero la ricchezza che li circonda rinunciando a costruire la loro fortuna. Le piccole imprese sono la forza di una nazione che non sa giudicarsi per quanto vale mentre all’estero è spesso invidiata.

Deirdre McCloskey conclude affermando che la colpa di questo stato di cose è soprattutto degli intellettuali e dei giornalisti che hanno preso il vizio di raccontare solo il peggio del Paese spesso esagerando. Contribuendo così a formare una mentalità rinunciataria e perdente che conduce a una sorta di depressione collettiva mentre esistono le condizioni per primeggiare.

Ecco, quello che è accaduto a Napoli nei giorni scorsi smentisce il cliché della società depressa e perdente per presentare il suo opposto come per rispondere alle preoccupazioni dell’economista americana, in forze all’Università di Chicago e strenua paladina del libero mercato, che quest’anno ha ricevuto a Oliveto Citra (in provincia di Salerno) il Premio Sele d’Oro per le sue teorie.

È accaduto a Napoli, dunque, che ricercatori, innovatori, imprenditori, finanziatori e istituzioni si siano dati appuntamento per una due giorni di confronto stimolata dall’inaugurazione presso la facoltà di Farmacia dell’Università Federico II dei nuovi laboratori della Dompé e dalla presentazione a un pubblico qualificato dei successi della start up tecnologica Materias alla presenza dei suoi azionisti.

Il tutto legittimato dalla partecipazione a entrambi gli eventi della ministra dell’Università Maria Cristina Messa che ha potuto così ascoltare e chiudere l’interessante dibattito che si è sviluppato tra attori come il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Mario Gros Pietro, il patron della multinazionale svizzera del farmaco Ibsa Arturo Licenziati e l’ad di Cdp Venture Capital Enrico Resmini.

Oltre, naturalmente, al fondatore di Materias Luigi Nicolais e a Sergio Dompé che assieme a Ibsa e Intesa Sanpaolo in Materias ha creduto e crede diventandone azionista. Una bella manifestazione di unità d’intenti e d’azione che lega il Paese da Nord a Sud per realizzare progetti ambiziosi e ad alto valore aggiunto in grado, tra l’altro, di sviluppare un’occupazione qualificata e giovanile.

Ecco, questa Italia è quella che vince. Basata sullo studio e la ricerca, sulla capacità di immaginare innovazioni radicali e di finanziarle per portare sul mercato nuovi prodotti che abbiano la forza di migliorare la condizione delle persone. Ci vogliono naturalmente visione, abilità non comuni, disponibilità al dialogo e alla collaborazione, voglia di sana contaminazione e gusto del rischio.

Se si può immaginare si può fare, ha detto l’atleta paraolimpica Bebe Vio suscitando un coro di apprezzamenti. Qui si è immaginato e si è fatto. In una città come Napoli dove il racconto quotidiano trasmette ben altri messaggi e suggestioni. Si dirà che si tratta della solita eccezione che non fa che confermare la regola. Sarà, ma tante eccezioni come queste possono anche cambiarla la regola.

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