Angela Lucanto/ Tolta alla famiglia “papà assolto ma data in affido” (Chi l’ha visto)

- Emanuela Longo

Angela Lucanto, la sua storia oggi a Chi l’ha visto: tolta alla famiglia dopo le false accuse di pedofilia al padre. Il ricongiungimento ai genitori naturali diversi anni dopo

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Angela Lucanto a Quarto Grado

Angela Lucanto è ragazza protagonista di una storia emblematica che ha ispirato una fiction con Sabrina Ferilli, “L’amore strappato”. Oggi trentenne, Angela racconterà la sua vicenda dalla quale è nato anche il libro “Rapita dalla giustizia”, nel corso della trasmissione Chi l’ha visto, in onda nella prima serata di Raitre. “Mi hanno tolto ai miei genitori. Mio padre, accusato di violenze, è finito in carcere, innocente. Poi è stato assolto, ma io sono stata data comunque in affidamento e non sono potuta più tornare dalla mia famiglia”: così la giovane ha riassunto la sua storia personale nata da una falsa accusa di pedofilia e che ha contribuito però a cambiare per sempre la sua infanzia e la sua vita successiva. Solo di recente, infatti, ha ritrovato la sua vera identità con non poche difficoltà. Aveva infatti appena sei anni quando Angela venne allontanata dalla sua famiglia, strappata letteralmente, a causa di un sospetto gravissimo ma successivamente considerato infondato, che investì il padre. Per questo fu data in affido ad una nuova famiglia alla quale però non ha mai realmente sentito di appartenere.

ANGELA LUCANTO, LE ACCUSE CHOC AL PADRE

La protagonista della vicenda, Angela Lucanto, prima ancora della messa in onda della fiction trasmessa da Canale 5 aveva scritto in un libro la sua storia insieme ai giornalisti Maurizio Tortorella e Caterina Guarneri. Perchè lei per prima si è sentita a tutti gli effetti rapita dalla giustizia italiana. Fino all’età di sei anni la vita di Angela era quella di una bambina serena, insieme alla sua famiglia. Con papà Salvatore, mamma Raffaella e il fratello Francesco vive a Milano. All’improvviso però, un’infamante accusa si abbatte sul padre di Angela, da parte di una cugina 14enne che lo indica come il responsabile di abusi sessuali nei suoi confronti e nei confronti della figlia Angela. La mattina del 24 novembre 1995, la piccola viene prelevata dalla scuola da un’assistente sociale e da due carabinieri e condotta in un Istituto milanese gestito dal Cismai (Centro Italiano contro il Maltrattamento e l’abuso dell’Infanzia). Alla bambina viene detto che i genitori sono a conoscenza di tutto. Nel frattempo papà Salvatore viene arrestato per i presunti abusi alla figlia ed alla cugina. Angela conosce la verità e sa che quella detta dalla 14enne è una menzogna, ma nessuno le crede. Addirittura, come scrive nel suo libro, “tentano di estorcerle l’orribile confessione”.

IL RICONGIUNGIMENTO AI GENITORI NATURALI

In seguito all’arresto del padre, ad Angela Lucanto fu fatto credere che l’unico modo per tornare a casa sarebbe stato quello di accusare il genitore. Dopo un lungo processo l’uomo viene condannato a 13 anni di carcere e la figlioletta affidata ad un orfanotrofio. Due anni dopo Salvatore viene assolto con sentenza definitiva ma nel frattempo la figlia Angela è ritenuta adottabile e il tribunale dei Minori toglie la patria potestà alla famiglia. La piccola viene trasferita in una struttura a Genova dove le viene detto che i suoi genitori naturali sono morti. “Ricordo le mie parole che non venivano ascoltate. Mi volevano convincere che ero stata dimenticata dai miei genitori. Ricordo il trattamento subito nella casa famiglia, con castighi esagerati”, ha raccontato Angela quando l’incubo è finito. Poco dopo viene adottata da una famiglia che ha già tre figli (due dei quali adottati), ma qui Angela non si trova bene continuando a pensare ai suoi veri genitori. Passeranno dieci anni prima di scoprire che i genitori sono vivi e che non hanno mai smesso di cercarla. Solo quando è quasi maggiorenne sarà trovata dalla sua famiglia naturale che con delicatezza ed estrema sensibilità si avvicineranno a lei. Una volta maggiorenne Angela torna subito dai genitori naturali denunciando quella giustizia che per troppo tempo li ha voluti lontani.

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