Angelo Spagnoli, il cecchino di Guidonia: chi è?/ Uccise due persone e ne ferì sette

- Alessandro Nidi

A “Chi l’ha Visto?” la storia di Angelo Spagnoli, soprannominato il “cecchino di Guidonia” in seguito alla strage del 2007, nella quale persero la vita due uomini

cecchino di guidonia
Il cecchino di Guidonia (foto: Chi l'ha Visto?)

La puntata di “Chi l’ha Visto?” andata in onda nella serata di mercoledì 3 giugno 2020 su Rai 3 ha registrato fra i suoi argomenti anche la storia di Angelo Spagnoli, noto alle cronache con il soprannome di “cecchino di Guidonia”: l’uomo, infatti, nel 2007 uccise due persone e ne ferì 7, parendo il fuoco dal terrazzo della sua abitazione, posta nel Comune laziale in via Fratelli Gualandi. Le vittime si chiamavano Giuseppe Di Gianfelice (tatuatore) e Luigi Zippo (vigilante); transitando sotto la palazzina di Spagnoli, si erano accorte che qualcosa non andava, poiché dal balcone precipitavano in strada fiamme altissime. Era il 3 novembre 2007: i due cercarono di avvertire il padrone di casa, Angelo Spagnoli, appunto, ma, dopo essere stati insultati, ricevettero una violenta bordata di fuoco, prodotta da un lanciafiamme a benzina compressa, seguita dai proiettili di una carabina e di una pistola. Di Gianfelice morì sul colpo, Zippo poche ore dopo. Le motivazioni alla base di questa tragedia sono da ricercarsi nello stato psichico alterato dell’uomo.

ANGELO SPAGNOLI, CECCHINO DI GUIDONIA: CONGEDATO DALL’ESERCITO PER LA SUA PERSONALITÀ “BORDERLINE”

Angelo Spagnoli, noto per questo episodio come il “cecchino di Guidonia”, è un capitano dell’esercito in congedo, laureato in Ingegneria. Fu congedato nel 1991 perché, come scritto in un documento sanitario dell’Esercito, dotato di una personalità borderline. Era stata la moglie a constatare per prima che nella sua testa c’era qualcosa che non andava, esortandolo ad andare dallo psichiatra: la loro unione finì nel giro di un anno e Spagnoli peggiorò. Tuttavia, nessuno se ne accorgeva, nemmeno il medico che gli aveva sottoscritto un certificato per il rinnovo del porto d’armi, affermando di non aver trovato nel paziente nessuna traccia di malattie del sistema nervoso e nessuna curva psichica. L’uomo era in preda a deliri persecutori incontrollabili, convinto che da un momento all’altro la sua casa sarebbe stata assaltata da nemici potenti e invisibili, che volevano la morte sua, di sua mamma e di sua sorella, residenti nella stessa palazzina. Aveva trasformato l’edificio in una fortezza inespugnabile con trappole, armi offensive e bocche da fuoco rudimentali ma micidiali, concepite da lui. Senza contare, i fucili, le pistole e i proiettili. Nel 2010 il Gip assolse Spagnoli perché incapace di intendere e di volere, con l’obbligo di ricovero presso un ospedale psichiatrico per 10 anni. La madre e la sorella furono giudicate colpevoli per complicità e detenzione, ma il 26 marzo 2014 furono assolte perché il fatto non sussiste.

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