Morta Anna Laura Braghetti, ex terrorista delle Brigate Rosse nel rapimento di Aldo Moro e nell'omicidio di Vittorio Bachelet. Dalle stragi al ravvedimento
LA MORTE DI ANNA LAURA BRAGHETTI, DAL RAPIMENTO MORO AL DELITTO BACHELET, FINO AL RAVVEDIMENTO
Anna Laura Braghetti è morta a Roma dopo una lunghissima malattia: ex componente delle Brigate Rosse, celebre soprattutto per aver partecipato attivamente al sequestro e uccisione di Aldo Moro nei tragici 55 giorni tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978. Sia dopo l’uscita dal carcere che anche negli ultimi anni della sua detenzione, Braghetti si era impegnata attivamente nel sociale, in special modo sostenendo e aiutando il percorso di reinserimento nella società per i detenuti con maggiori difficoltà.
Dopo essere divenuta clandestina e latitante dopo il sequestro Moro, e partecipò anche ad alcune azioni della “colonna romana” delle Br, tra cui la sparatoria nella sede della Democrazia Cristiana nel maggio 1979: assieme al sodale Francesco Piccioni spararono contro la volante della Polizia sopraggiunta, uccidendo due agenti (Piero Ollanu e Antonio Mea). Ancora un anno dopo assieme a Bruno Seghetti è sempre Anna Laura Braghetti a partecipare ad un altro omicidio di Stato, contro il vicepresidente del CSM Vittorio Bachelet: nel maggio del 1980 venne poi arrestata e condanna nei processi all’ergastolo.

Ancora in carcere sposò Prospero Gallinari, un altro brigatista che aveva partecipato attivamente al rapimento del Presidente della DC, da cui però si separò qualche anno più tardi: nel 2002 uscì dal carcere dopo i vari sconti per buona condotta, e lì si dedicò anima e corpo alle condizioni degli ex detenuti. Scrisse infine un libro nel 2003 che ispirò il film “Buongiorno, notte” di Marco Bellocchio, dove non poche polemiche causò l’inserimento di un personaggio a lei chiaramente ispirato.
IL SUO RUOLO NEL SEQUESTRO MORO E LA POLEMICA DEI FAMILIARI DELLE VITTIME BR
È infatti la stessa Anna Laura Braghetti ad aver costruito un personaggio di fantasia – “Chiara” – non realmente esistita ma che si riferisce ad alcuni tratti della sua personalità, così come quelli di Adriana Faranda, un’altra componente delle Brigate Rosse sul caso Moro. È un personaggio che vive il rimorso e il pentimento di aver causato un dolore così enorme e un’ingiustizia così palese contro Aldo Moro e contro l’intero popolo italiano: in quel pentimento vi è tutta la consapevolezza poi maturata negli anni del indegna modalità del terrorismo per “imporre” le proprie ideologie e teorie politiche.
Secondo però l’avvocato che cura gli interessi dei familiari delle vittime della scorta di Aldo Moro, la figura di Anna Laura Braghetti non è da “venerare” come una vera e propria pentita: in primo luogo, afferma il legale Valter Biscotti all’ANSA, l’ex Br ha avuto un ruolo importante nel rapimento di Aldo Moro. Era infatti la proprietaria dell’appartamento di via Montalcini 8 dove è stato sequestrato l’onorevole, ma è anche una delle tre persone che hanno ascoltato la voce del presidente Dc nei 55 giorni del sequestro.

Insomma, Braghetti era tutt’altro che una «crocerossina, ha intrapreso un ripensamento negli anni ma non credo di ravvedimento»: da Moro a Bachelet fino agli altri commandi delle Br, Anna Laura Braghetti ha partecipato attivamente ad una delle pagine più ”nere” (anzi, “rosse”) della storia di questo Paese, conclude l’avvocato Biscotti. Era l’intestataria della “prigione del popolo” (come i brigatisti definirono il luogo del sequestro di Aldo Moro) ed era anche la “carceriera”, che si occupava tutti i giorni del politico rapito nella strage di Via Fani: come emerse nelle indagini successive, in quanto incensurata all’epoca, Braghetti era la copertura del commando, fingendo di essere la fidanzata dell’ingegner Altobelli, che si scoprì negli anni essere Germano Maccari.
