ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE/ Tra storia e arte: fare memoria di “quel fatto”

- Giuseppe Luppino

L’Annunciazione del Signore: 25 marzo, tra storia e arte fare memoria di “quel fatto”. La lettera di GIUSEPPE LUPPINO

Annunciazione di Lotto
L'Annunciazione di Lorenzo Lotto (Wikipedia, 2020)

Per me, per noi quasi sempre distratti di fronte ad opere d’arte importanti, noi che viviamo oggi in un clima non proprio ideale per tranquillità e serenità, ecco un voler condividere una modalità per allargare lo sguardo e puntarlo verso certi particolari. Questo è capitato a me sfruttando i momenti di forzato riposo per vincere la paura: cercare Dio attraverso i minimi particolari, anche nell’approssimarsi la festività dell’Annunciazione. Perché «solo il Dio che entra nella storia come uomo può vincere la paura profonda». [J. Carrón, Corriere della sera, 1.3.2020]

Il tema dell’Annunciazione e, quindi, dell’incarnazione del Logos, del Verbum, tramite la Madre di Dio, secondo quanto narrato da San Luca (1,26-38), è dibattuto fin dagli inizi del Cristianesimo. Numerosi sono i testi teologici, scritturistici canonici e apocrifi, i sermoni dei Padri della Chiesa, dedicati a quell’avvenimento: essi dimostrano quanto fosse particolarmente sentita la venerazione di Maria-Madre di Dio. Proprio tale sentimento d’immensa reverenza e devozione verso di Lei, porta – è ben noto – all’istituzione di particolari feste in suo onore. Molto è stato disquisito sul come la data effettiva della festività sia stata stabilita dai cronografi ufficiali. Tra le feste mariane, la prima è proprio l’Annunciazione, introdotta ufficialmente nella Chiesa romana da papa Sergio I (687-701). Sin dagli inizi, orientativamente, la festa fu celebrata il 25 marzo, data dell’equinozio di primavera, tempo in cui -secondo antiche concezioni- fu creato il mondo ed il primo uomo. Peraltro, da alcuni calendari antichi, il 25 marzo, coincidendo -come detto- con l’equinozio di primavera e col risveglio della natura, era considerato persino come giorno d’inizio dell’anno nuovo. Quando nel IV secolo viene deciso di mettere il Natale al 25 di dicembre, si trasformò il 25 marzo in festa dell’Annunciazione di Maria Vergine, cioè in un giorno a partire dal quale inizia la gestazione di Maria.

Da una parte, rileggerne la storia può essere un momento per fare memoria di “quel fatto” e per aumentare la consapevolezza che «le viscere della Madonna in cui Cristo si incarna, adesso sono per noi le circostanze banali e concrete dell’istante in cui viviamo: è in questo istante e in queste circostanze che il mistero del Verbo si deve fare carne, si deve realizzare.» [L. Giussani, Beata tu che hai creduto. Spunti di meditazione sull’Angelus, Milano, Cooperativa Editoriale Nuovo Mondo srl 1992, p.31].

D’altra, interessandosene dal punto di vista artistico e iconografico può aiutarci ad accorgerci di certi particolari: «Interessarsi alle immagini cristiane e studiarne il significato e la storia vuol dire penetrare nel giardino, sempre un po’ segreto, della fede; vuol dire comprendere la fede vivente». [Edouard Urech, Dizionario dei simboli cristiani, Roma, Arkeios 1995, p.7]

In questo caso, nelle tantissime raffigurazioni dell’Annunciazione, può essere individuato un elemento importante posto lì dagli artisti nel corso dei secoli: un libro. Avete presente?

A quanti è passata davanti agli occhi almeno una volta una fra le tantissime immagini che raffigurano l’Annuncio dell’Arcangelo Gabriele a Maria? Ne esiste una gran quantità. Il tema è ripreso e raffigurato da pittori, scultori, in affreschi, quadri, icone, miniature, pale d’altare, mosaici, bassorilievi e statue, ecc. ecc. Ma di solito ciò che colpisce e che viene maggiormente preso in considerazione dai critici d’arte può essere, ad esempio, l’atteggiamento della Madonna (le varie posture) oppure l’incrocio degli sguardi tra Maria e l’Angelo nunziante; si studiano gli ambienti, i colori utilizzati per i manti, le prospettive, o il contenuto teologico…

Nei Vangeli (in quelli ufficiali e negli apocrifi) non c’è nessun riferimento però alla presenza di questo oggetto. Invece Maria viene solitamente mostrata con un libro aperto, nell’atto di leggere o mentre ne distoglie lo sguardo, in un ambiente simile ad uno studio. Ma il libro in quanto tale all’epoca di Maria e nell’ambito ‘culturale’ in cui è nata e cresciuta, neppure esiste. Semmai, presso gli ebrei, è in uso il rotolo...

L’iconografia dell’Annunciazione conferma l’importanza della festa, una delle “Dodici Grandi Feste”, sempre dipinte nelle iconostasi delle chiese orientali, e al soggetto dell’Annunciazione si sono avvicinati moltissimi altri artisti, antichi e moderni, anche in Occidente. Essi hanno voluto fermare quell’attimo secondo modi e tecniche artistico-espressive più varie: pittura, scultura, mosaico, miniatura, affresco, ecc.. E questo già a cavallo tra fine II e inizio III secolo. Basta pensare, infatti, alla pittura catacombale di S. Priscilla che conserva preziosissimi affreschi, uno dei quali raffigurerebbe proprio il momento dell’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria. La scena evangelica narrata da San Luca appare riprodotta anche in antichi metalli siriani, in ceramiche e in alcuni mosaici.

La tradizione preferita in Occidente e nota in Oriente solo per l’influenza occidentale (vedi affreschi del monte Athos del sec. XVI) vuole che Maria stesse meditando la Bibbia e cioè, secondo le convinzioni di alcuni Padri della Chiesa, il passo del profeta Isaia (7,14): «Ecco la Vergine concepirà…»; oppure che stesse leggendo un salterio, come dicono le Meditationes vitae Christi, libro caro agli artisti di fine Medioevo. Tra le prime e più famose opere che rappresentano l’Annunciazione, proviamo a portarne qualcuna alla mente: l’affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni (Padova, 1305 ca); l’olio su tavola di Simone Martini (Firenze, Uffizi, 1333); l’Annunciazione del Beato Angelico nel Convento di San Marco (Firenze, 1440 ca), quella di Leonardo (Uffizi, 1475 ca), e il Barocci a Loreto, il Lotto qui a Recanati, e via sino ai nostri giorni.

Molto di più si potrebbe dire sul fatto che il libro sia aperto, oppure chiuso o, ancora, dischiuso, con il dito di Maria che è lì tra le pagine come a tenere il segno…

Ecco quindi: nel cercare quella Presenza che aiuta a vincere la paura, l’attenzione è stata attratta dal libro: raffigurato in moltissime Annunciazioni – come abbiamo visto – mi appare come segno e simbolo della Legge divina, della dottrina della fede cristiana; è lì per ricordarmi la presenza reale di Cristo, Verbo di Dio, in mezzo a noi; è la parola di Dio che s’incarna in quella giovane ragazza «termine delle profezie, luogo dove la profezia avrebbe trovato la sua dimora conclusiva» [Luigi Giussani, cit.].

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