Antonella Viola sotto scorta/ “Minacce non mi fanno cambiare idea, non ho paura”

- Luca Bucceri

Antonella Viola sotto scorta dopo le minacce dei no vax: com’è cambiata la sua vita e cosa fa ogni giorno con i suoi “protettori”

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Antonella Viola (In Onda, 2021)

È un’altra vita quella sotto scorta di Antonella Viola, l’immunologa dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova costretta ad essere seguita dalle forze dell’ordine dopo le numerose minacce di morte ricevute. La colpa dell’esperta? Quella di aver consigliato la vaccinazione anti-Covid ai bambini, una posizione non gradita da tanti no vax che l’hanno riempita di minacce tali da richiedere una protezione da parte dei carabinieri che ormai da alcuni giorni la seguono in ogni spostamento della sua quotidianità.

Non è di certo una vita semplice, come la stessa Viola ha testimoniato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera: “Essere sempre accompagnata impatterebbe sulla vita di chiunque. Sulla mia che ero molto abituata a star sola, a fare lunghe camminate sull’argine, oppure sport, shopping, andare al lavoro da sola… Insomma: è tutto molto strano. Ritornati dalle vacanze sono scesa dall’aereo e con la mia famiglia ci siamo separati lì, loro facevano il percorso normale, io sono salita in macchina con i carabinieri. È stato un momento brutto, nonostante la loro gentilezza”.

ANTONELLA VIOLA: “NON VOGLIO FAR FARE TARDI ALLA SCORTA”

Oltre all’interesse della sua incolumità, da parte di Antonella Viola c’è anche l’umanità nei confronti dei suoi protettoti: “Uno dei primi giorni ho chiesto: ditemi i vostri orari e mi adatto. E loro: ma professoressa è lei che deve dirci i suoi! Io però non me la sento di tenerli impegnati facendo la vita di prima. Prima rimanevo al lavoro fino alle otto di sera, per esempio, adesso cerco di staccare prima e andare a casa. Anche loro devono tornare dalle loro famiglie e mi dispiace fargli fare tardi. Pensi che sabato sono rimasta chiusa in casa tutto il giorno”.

Di certo non c’è paura: “È che mi faccio scrupolo a sacrificare il loro tempo. In condizioni normali il mio sabato sarebbe stato una passeggiata in centro di pomeriggio, magari un aperitivo e poi da qualche parte a cena. Ma non me la sento proprio di far passare una giornata così anche a loro. Mi hanno detto che sarebbe durata tre mesi alla fine dei quali rivaluteranno tutto. Spero si fermi lì, sinceramente. Aggressioni? Le temo uno, non sento ansia. È vero che ci sono i no-vax ma non vanno confusi con i violenti. L’altro giorno, per dire, mi ha scritto una signora no-vax per dirmi, in tono molto garbato, che le dispiace per le mie limitazioni ma che anche lei si sente limitata nella sua libertà e che ha paura perché gli scienziati sono umani e possono sbagliare”.





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