Antonia Carassi, mamma di Deborah/ “Ci picchiava ma mio marito non era cattivo”

Parla Antonia Carassi, la mamma di Deborah, la ragazza di Monterotondo che ha ucciso il padre

Deborah di Monterotondo
Deborah (Fb)

Antonia Carassi è la mamma di Deborah, la ragazza di Monterotondo che ha ucciso il padre per difendere se stessa, la madre e la nonna, tutte e tre succubi delle violenze fisiche e psicologiche di Lorenzo Sciacquatori, quell’uomo 41enne che per anni ha imposto la propria legge in quell’appartamento di via Aldo Moro, teatro negli scorsi giorni di un fatto di cronaca che ancora oggi sta facendo discutere. «Ci ha sempre considerato come sua proprietà – racconta Antonia ai microfoni del Corriere della Sera, parlando del marito defunto – e quando viene qualcuno a trovarci, suoi amici o parenti, lo faceva notare. “Prendimi le sigarette, vai a cucinare, stai zitta”, mi diceva. E bastava niente perché alzasse le mani. Ma Lorenzo non era cattivo». Antonia sembra quasi “difenderlo”, e le stesse parole le ha confermate anche di fronte al procuratore capo di Tivoli, Francesco Menditto: «Sì, aveva un animo buono, ma era vittima di alcol e droga. Io volevo salvarlo, pensavo di potercela fare».

ANTONIA CARASSI, PARLA LA MAMMA DI DEBORAH

Antonia veniva picchiata ormai da una 20ina d’anni, e i primi pugni sono iniziati subito dopo che è nata Deborah, situazione poi degenerata con la morte del padre di lui nel 2002: «I primi pugni nella schiena – spiega la mamma della ragazza che è stata scagionata dall’accusa di omicidio – mentre allattavo, ancora me li ricordo». La situazione è degenerata sempre di più, è ormai era un continuo pestaggio nei suoi confronti e verso quelli della mamma di lui: «Pretendeva di avere rapporti – prosegue la sua storia di orrore – io accettavo per paura delle sue reazioni. Dicevo, meglio a me che a Deborah o Maria. È successo per colpa mia, lei non voleva ucciderlo». Secondo le forze dell’ordine, Antonia è una donna disperata, fragile psicologicamente perché succube per anni del marito, ma ora ha bisogno di aiuto, di ricominciare a vivere normalmente grazie anche ad un lavoro.



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