ANTONIO ALBANESE/ “Paola Cortellesi? La ammiro da sempre, siamo grandi amici”

- Raffaele Graziano Flore

Antonio Albanese, ospite questo pomeriggio a “Domenica In”: “Io e Paola Cortellesi due estremi che si incontrano”. L’attore parla del sequel di “Come un gatto in tangenziale e…”

Antonio Albanese e la moglie Maria Maddalena Gnudi
Antonio Albanese in compagnia della moglie Maria Maddalena Gnudi (Web, 2021)

Antonio Albanese, intervenuto a “Domenica In”, nello studio televisivo di Mara Venier, nel corso della puntata del 19 settembre 2021, ha commentato la sua collaborazione artistica con Paola Cortellesi: “Noi ci siamo incontrati moltissimi anni fa. Io ho sempre apprezzato il suo ruolo, le sue trasformazioni, la sua volontà di spaziare e non rimanere soltanto in un settore, il suo lavoro in generale. Quindi, il nostro è un rapporto di grande amicizia e di grande stima reciproca, davvero molto bello”.

Sul film “Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto”, ha affermato: “L’idea di ritornare con un sequel è sempre difficile e molto rischiosa, ma gli autori sono stati molto bravi a trovare un perno interessante e situazioni importanti”. (aggiornamento di Alessandro Nidi)

ANTONIO ALBANESE: “ARRIVO DA UN MONDO PROLETARIO…”

Riparte questo pomeriggio l’appuntamento oramai tradizionale con “Domenica In” e per quella che sarà la tredicesima stagione del contenitore domenicale targato servizio pubblico si fanno le cose in grande: per il ritorno sul piccolo schermo di Rai 1, a partire dalle ore 14, di Mara Venier e della sua squadra infatti i riflettori saranno puntati su un cast di ospiti su cui spicca soprattutto la coppia comica formata da Paola Cortellesi e Antonio Albanese, protagonisti di recente al cinema del sequel del fortunatissimo “Come un gatto in tangenziale”, diretto da Antonio Milani, marito proprio dell’attrice capitolina, e intitolato “Ritorno a Coccia di Morto”.

Per il 56enne attore, regista e cabarettista originario di Olginate (Lecco) non si tratta tuttavia della prima volta nel salotto televisivo della Venier: ma in attesa di capire di cosa parlerà Albanese e la sua collega, spaziando ovviamente tra i prossimi impegni professionali e la propria vita privata, negli ultimi tempi ha concesso alcune interviste per parlare di questa ultima fatica cinematografica ma pure del consolidato rapporto con la collega capitolina, con la quale lavora già da anni assieme dai tempi della tv mentre sul grande schermo è al terzo lungometraggio in cui sono entrambi protagonisti. “Abbiamo gli stessi gusti nella comicità, ci siamo divertiti moltissimo sul set” aveva detto a “La rosa purpurea”, il podcast cinematografico de “Il Sole 24 Ore”.

ANTONIO ALBANESE, “IO E PAOLA CORTELLESI, DUE ESTREMI CHE SI INCONTRANO…”

E sempre nel corso dell’intervista concessa durante quella puntata del podcast, Antonio Albanese aveva avuto modo di spiegare che tra lui e la Cortellesi il feeling è dovuto anche al fatto che loro due sono degli “estremi che si incontrano”, facendo un parallelismo con i personaggi che portano in scena nel film e sulle loro parabole evolutive rispetto alla precedente pellicola di tre anni fa. Invece durante una chiacchierata assieme all’attrice romana col sito The Hot Corn, il 56enne istrionico comico lombardo ha parlato di bellezza… e cultura. “Come ci si educa alla bellezza? Innanzitutto proprio con l’educazione, come cerca di fare Giovanni, che vuole accompagnare queste persone e far capire che osservandole, con il tempo e con un pizzico di impegno, si può entrare veramente in un’altra vita”.

Ma, come dice in una battuta la Monica di Paola Cortellesi nel film: “Con la cultura non se magna”. Sarà vero in Italia? Secondo Albanese no: “Abbiamo scritto questo film per rispondere proprio a questa frase odiosa che si è fatta nuovamente largo quando c’è stato bisogno di far fronte alle emergenze legate a un primo soccorso” ha spiegato, parlando poi degli stimoli culturali che bisogna dare al pubblico e che a suo giudizio sono importanti come “nutrimento alla crescita delle persone”. E poi ha aggiunto: “Io arrivo da un mondo proletario, operaio. L’ho scoperto poco dopo che la cultura ti aiuta a vivere meglio, a gioire, a sviluppare quello che vuoi, aiuta anche a far meglio il tuo lavoro, che tu sia metalmeccanico o architetto, perché ti riempie di gioia, di leggerezza e di riflessioni. Ti fa avere altre vite”.

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