ANTONIO DI MAIO, PADRE LUIGI DI MAIO/ Lavoro in nero ed errori: “scusa a mio figlio”

- Emanuele Ambrosio

Antonio Di Maio è il padre di Luigi Di Maio finito nel mirino della magistratura per presunti abusi edilizi e lavoratori in nero: “ho commesso degli errori”. Le parole in difesa del Ministro

Antonio Di Maio, padre Luigi

«Sulla vicenda di mio padre «fate tutti gli accertamenti che dovete ma l’unica cosa che non sopporto è come io possa essere paragonato ad una ministra che andava a fare il giro delle banche per salvare quella del padre», lo diceva nel novembre 2018 l’attuale Ministro degli Esteri in merito agli errori compiuti dal padre Antonio Di Maio, riferendosi ovviamente a Maria Elena Boschi. Pensare che solo due anni dopo M5s e Italia Viva sono addirittura al Governo assieme fa ovviamente un certo effetto e di questo ne accenna solamente nell’intervista a Maurizio Costanzo dello stesso Di Maio: in attesa di sapere se vi saranno dei capitoli effettivi sulla strana vicenda lavoro nero-Antonio Di Maio, fino ad oggi l’ex leader M5s non ha mai provato a nascondere le accuse fatte al padre, tanto da commentare al Messaggero ormai nel novembre 2018 «io non mi sono messo a fare il giro delle sette chiese per salvarlo ma sono qui a dirvi che se qualcuno ha sbagliato della mia famiglia dieci anni fa io da quei fatti prendo le distanze». Di Maio ha sempre spiegato che nel fare gli accertamenti sul padre bisogna distinguere la cronaca dall’agire politico nel Movimento e poi nel Governo: e su questo le indagini non hanno mai avuto nulla in merito alle azioni dell’ex addetto dello Stadio San Paolo. (agg. di Niccolò Magnani)

GLI ERRORI DEL PADRE DI MAIO

Antonio Di Maio è il padre del vicepresidente del Consiglio dei Ministri Luigi Di Maio, finito nel mirino della magistratura e delle forze dell’ordine per presunti abusi edilizi e per aver fatto lavorare nella sua azienda alcuni lavoratori in nero. La vicenda è diventata di dominio pubblico anche dopo la messa in onda di un servizio de Le Iene che ha puntato l’attenzione però sul figlio Luigi Di Maio, politico del Movimento 5 Stelle. A prendere una posizione e a metterci la faccia è stato poco dopo proprio Antonio Di Maio, imprenditore edile gestore della ditta Ardima Costruzioni di Paolina Esposito. Con un video pubblicato su Facebook, il padre di Luigi Di Maio ha dichiarato: “sono semplicemente un piccolo imprenditore che ha commesso degli errori. Chiedo scusa alla mia famiglia per i dispiaceri che hanno provato e chiedo scusa anche agli operai che hanno lavorato senza contratto per la mia azienda alcuni anni fa”.

Antonio Di Maio, l’imprenditore sui social: “Luigi Di Maio non era a conoscenza di nulla”

Nel lungo discorso pubblicato su Facebook, Antonio Di Maio ha precisato anche la totale estraneità ai fatti del figlio Luigi Di Maio: “mi dispiace per mio figlio che stanno cercando di attaccare, ma lui non ha la minima colpa e non era a conoscenza di nulla”. L’imprenditore ha poi fatto mea culpa precisando: “come ogni padre ho provato a non far mancare nulla alla mia famiglia, per questo nei periodi difficili ho cercato di andare avanti da solo perché non volevo pesare su di loro”. Il padre di Di Maio ha ammesso le sue colpe definendole “errori e leggerezza”, ma con fermezza ha precisato: “mi prendo tutte le responsabilità e, come ho già detto, sono pronto a rispondere dei miei errori, ma dovete lasciar stare la mia famiglia”. Quando è scoppiato il caso, i titoli dei giornali erano incentrati principalmente sul figlio Luigi Di Maio, ma il padre l’ha difeso puntando il dito: “non potendo attaccare l’onestà, la trasparenza e il coraggio di Luigi, ecco che sono partiti gli attacchi spropositati verso la sua famiglia, pur di screditarlo e togliergli la voglia di andare avanti. Cosa che, se conosco mio figlio, non succederà”. L’imprenditore ha poi raccontato che il figlio Luigi qualche volta ha dato una mano in azienda proprio come succede in ogni azienda “ci sono tanti documenti che lo provano: lui li ha già pubblicati. Io sono molto orgoglioso dei miei figli e sono orgoglioso di Luigi”. Infine però l’imprenditore ha precisato: “non esiste nessuna elusione fraudolenta. Nel 2006 ho deciso di chiudere la mia azienda per debiti tributari e previdenziali, che non ero in grado di pagare”.

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