Antonio Fantin “Da malattia a podio Paralimpiadi”/ “Paralisi? Sono nato due volte…”

- Marta Duò

Antonio Fantin racconta la sua esperienza da campione paralimpico, capace di infrangere un record dopo l’altro, e dell’importanza della fede nel suo percorso

Antonio Fantin campione paralimpico
Antonio Fantin campione paralimpico

Sta per uscire il nuovo libro di Antonio Fantin, campione di nuoto che ha saputo conquistarsi la medaglia d’oro non solo Tokyo 2020 ma anche al Campionato del Mondo di Madeira. Il gradino più alto del podio è arrivato il 13 giugno scorso, “nel giorno di Sant’Antonio, doppio regalo!” come ricorda lo stesso Fantin in un’intervista rilasciata a Il Correre della Sera. Nato nel 2001, Antonio Fantin ha ottenuto il primo posto nei cento metri stile libero della sua categoria (S6), ottenendo addirittura un miglioramento nel tempo che già gli aveva portato la medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Tokyo 2020.

L’incontro con la piscina avviene fin da piccolo, per la fisioterapia a cui lo costringe la patologia che gli è stata diagnosticata a soli tre anni. A poco a poco, l’acqua diventa una parte sempre più importante della sua vita fino a renderlo il campione che è oggi. “Per allenarmi passavo anche 20 ore la settimana in piscina” racconta Antonio Fantin nell’intervista, “sono tante e mentre si è da soli in vasca i pensieri vagano, a volte è un po’ noioso ma il segreto forse è la passione, se ci si mette amore in quello che si fa tutto è possibile”.

Antonio Fantin, l’importanza della fede e il ricordo dell’operazione

Antonio Fantin nasce nel 2001 in Veneto, a Bibione, e ad appena tre anni riceve la diagnosi di MAV, cioè di Malformazione artero-venosa. Si tratta di una grave anomalia vascolare che interferisce con la circolazione del sangue, nel suo caso agli arti inferiori. Tra le possibili conseguenze della patologia, la paralisi. Antonio ripercorre la sua storia nel libro “Punto. A capo” pubblicato da Piemme e al Corriere della Sera racconta che “La notte dell’operazione sono nato per la seconda volta anche se io ricordo solo che vicino al mio lettino in ospedale c’era la “fata turchina”, che poi era mia mamma che indossava camice e cuffia per potermi stare accanto”. Un’operazione che gli salva la vita e che lo avvicina alla piscina. Un contatto che dal 2017 lo ha portato dagli europei paralimpici fino alle olimpiadi, un record dopo l’altro.

Tutti hanno sempre guardato me, non la carrozzina” racconta Antonio Fantin nell’intervista. “Chi vive con una difficoltà non vuole sconti né compatimento, accetta volentieri un aiuto quando serve ma vuole rapportarsi agli altri in modo normale”. Nella sua vita, un posto importante è occupato dalla fede, “imparata da bambino grazie alla mia famiglia e che ha cambiato forma nel tempo, un po’ come il nuoto che è cominciato come fisioterapia ed è diventato lo strumento che mi ha dato grandi soddisfazioni”.





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