Antonio Fazio “L’euro ha aumentato disoccupazione e debito pubblico”/ Politica economica sbagliata

- Alessandro Nidi

Sulle colonne del quotidiano “Leggo” campeggia l’intervista ad Antonio Fazio, che boccia la moneta unica e approva, invece, il Recovery Fund

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Foto LaPresse

Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia, è intervenuto sull’edizione odierna del quotidiano “Leggo” per fornire il suo punto di vista relativo agli accadimenti di queste settimane in materia di economia e finanza, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo. L’esperto ha innanzitutto sottolineato di essere sempre stato “favorevole all’Europa, quella definita dal trattato di Roma. Ma mi definirono correttamente un euroscettico riguardo al problema della moneta unica. Dichiarai al Parlamento che la moneta unica avrebbe ridotto i rischi di terremoti finanziari, ma avrebbe agevolato un bradisismo economico pericoloso. E, infatti, seguendo pedissequamente gli indirizzi della Commissione, il tasso di crescita è diminuito ed è aumentata la disoccupazione. Il nostro debito pubblico invece di diminuire è aumentato sempre. Il che vuol dire che l’indirizzo di politica economica non è stato corretto”. Una netta bocciatura ai danni dell’euro, dunque.

ANTONIO FAZIO: “RECOVERY FUND FAVOREVOLE ALL’ITALIA”

In merito al recente accordo europeo sul Recovery fund, Antonio Fazio ha espresso la sua opinione positiva: “È un avvenimento che sicuramente dà un segno di vita dell’Europa. La Comunità europea si prende carico dei problemi degli Stati che ne fanno parte. E tra questi oggi l’Italia riceve, senza dubbio, un trattamento favorevole. Finalmente si torna in qualche misura ai principi fondanti del trattato di Roma. Speriamo che questo atteggiamento della Commissione venga confermato e reso più evidente”. Secondo l’ex governatore della Banca d’Italia, occorre mettere mano, con i finanziamenti continentali, all’eliminazione del gap infrastrutturale tra Nord e Sud: ferrovie, autostrade e banda larga su tutto. “Soltanto dopo si può parlare del resto. Come la rimodulazione del costo del lavoro. Il costo della vita in Italia in questo momento è molto diverso tra Nord e Sud e, così, il Sud non sarà mai competitivo. Occorrono piani. Occorre una visione di sviluppo. Un po’ come nel Dopoguerra con il piano Vannoni. Ma al momento non vedo nulla”.

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