App Immuni dà allarme e finisce in quarantena/ Ma era errore: “liberata” 63enne Bari

- Silvana Palazzo

App Immuni dà allarme e 63enne di Bari finisce in quarantena, ma era errore e dopo il tampone negativo viene “liberata”. Lopalco: “Siamo in fase di rodaggio”

app immuni applicazione coronavirus lapresse
App Immuni (Foto: LaPresse)

È stata ribattezzata “la prigioniera di Immuni” perché era stata messa in quarantena dopo aver ricevuto la notifica di un contatto sospetto con un positivo, nonostante avesse detto sin da subito che era un falso allarme. Risultata negativa al tampone, è tornata di nuovo libera, ma il caso non è chiuso. La protagonista di questa storia è una donna barese, la prima in Puglia costretta all’isolamento domiciliare dopo che l’applicazione Immuni aveva fatto scattare l’allarme. Ma era un falso allarme. La 63enne ha subito protestato e alla fine ha avuto ragione: sabato pomeriggio l’Asl di Bari ha eseguito il tampone diagnostico e ieri mattina è risultata negativa al coronavirus. Così la sua “prigionia” è terminata. «È impossibile che sia stata contagiata, mi hanno messa agli arresti domiciliari senza motivo», ha dichiarato, come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Così la 63enne ha potuto lasciare il suo appartamento per trasferirsi nella villa di famiglia a Santo Spirito, a due passi dal mare.

LIBERATA LA “PRIGIONIERA DELL’APP IMMUNI”

L’incubo è cominciato una settimana fa, quando l’app Immuni le ha inviato un segnale di allerta. La 63enne segue le istruzioni fornite dall’applicazione e lo comunica al medico di base, che quindi informa l’Asl. Riceve la telefonata di un’operatrice e una mail: il Dipartimento di prevenzione dispone “la permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva” per due settimane, quindi dal 14 al 27 giugno. Lei è sicura di non aver avuto contatti prolungati con persone estranee alla sua cerchia di parenti amici, nessuno dei quali tra l’altro aveva scaricato l’app. E cita pure il bollettino regionale che nella provincia di Bari non aveva rilevato alcun caso positivo. Quindi invoca il tampone o un test sierologico rapido, come ricostruito dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Deve aspettare fino a sabato: «Pensi che volevano mandarmi a casa l’ambulanza con gli operatori con lo “scafandro”. Ma ci tengo alla privacy mia e della mia famiglia e ho rifiutato». Allora l’hanno indirizzata all’ospedale Di Venere, dove restando in auto le hanno fatto il tampone.

LOPALCO “MOMENTO DI RODAGGIO”

Ieri l’Asl l’ha chiamata per comunicarle l’esito negativo, ma la mail ha decretato la fine del suo isolamento domiciliare. «Come si fa a mettere una persona ai domiciliari sulla base di informazioni senza alcuna certezza?», si chiede ora la 63enne barese. Una cosa è certa: ha disinstallato l’app Immuni per evitare verifiche. Ma questa storia riaccende il dibattito sull’applicazione. Il rischio di falsi positivi era stato contemplato, infatti gli sviluppatori di Bending Spoons sono al lavoro per perfezionare l’app. Sulla vicenda è intervenuto anche Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa e responsabile del coordinamento emergenze epidemiologiche della Regione Puglia. «Questo è un momento di rodaggio quindi è importante, se si riceve un messaggio, bisogna mantenerlo sul telefonino, possibilmente fare uno screenshot, in maniera da verificare ogni volta se si tratta di vero positivo o di un errore di interpretazione», ha dichiarato a Centocittà, su Rai Radio1. Inoltre, si è detto affranto per quanto accaduto alla signora: «La signora era arrabbiata, ha cancellato il messaggio e ha disinstallato la App, quindi non abbiamo potuto verificare che messaggio abbia ricevuto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA