Appello degli intellettuali africani/ “Non seguiamo l’Occidente sul Coronavirus”

- Mauro Mantegazza

“Africa, è l’ora di agire”, l’appello di numerosi intellettuali chiede di sfruttare l’occasione della pandemia e invoca: non seguiamo l’Occidente sul Coronavirus.

Allarme Coronavirus
Allarme Coronavirus anche Africa (LaPresse, 2020)
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Dall’Africa arriva un forte appello a ripensare il mondo dopo la pandemia di Coronavirus, per trasformare la crisi in opportunità, per il Continente Nero e l’intera umanità. Una lettera rivolta ai leader africani, sottoscritta da numerosi intellettuali sta mobilitando l’attenzione a livello internazionale, chiara fin dal principio: “È una questione seria. Non si tratta di porre rimedio all’ennesima crisi umanitaria ‘africana’, ma di contenere gli effetti di un virus che sta scuotendo l’ordine mondiale mettendo in discussione le basi della convivenza sociale. La pandemia di nuovo Coronavirus sta mettendo а nudo quello che le classi medie e ricche delle principali megalopoli del continente hanno fatto finora finta di non vedere”.

Intellettuali, politici, professori, scrittori e artisti di tutta l’Africa vogliono dunque incarnare un cambiamento che richiede di agire “compassione, intelligenza e tatto”. Per riuscirci, però, “dobbiamo ristrutturare i nostri sistemi politici dalle fondamenta”. L’Africa deve riprendere in mano il proprio destino, alla luce delle enormi risorse materiali e umane di cui dispone.

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La pandemia di Coronavirus potrebbe infatti avere ripercussioni in termini di sicurezza e socioeconomici: “Bisogna rimettere al centro il valore di ogni essere umano, a prescindere dall’identità o dall’appartenenza, dalla logica del profitto, del dominio e della monopolizzazione del potere”.

LETTERA PER L’AFRICA DOPO CORONAVIRUS

Sotto accusa anche le politiche adottate in Africa per il contenimento del Coronavirus, che si limiterebbero a copiare l’Occidente “senza tener conto delle specifiche realtà dei nostri paesi”. Innanzitutto bisognerebbe tener conto della centralità del settore informale, che impiega più dell’85% della forza lavoro africana e rende insostenibili le forme di quarantena occidentali. Per le riaperture, i sostenitori dell’appello ritengono che non si tenga conto del rischio di “trasmissione comunitaria”, pericolosa in particolare nelle zone rurali dove vive la maggioranza della popolazione africana.

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La lettera critica il sistema geopolitico che rende i paesi in via di sviluppo “schiavi degli aiuti umanitari e delle logiche del mercato globale“. Per tendere verso una rapida e sostanziale ripresa economica servono Stati forti, che possano garantire la liquidità necessaria per la ripresa: “Non potendo monetizzare il deficit, gli stati africani saranno costretti ad aumentare il debito pubblico, peggiorando la situazione di forte indebitamento”.

Molti leader africani ne sembrano essere consapevoli. Il presidente senegalese Macky Sall ha scritto: “È necessario un nuovo ordine mondiale che rimetta l’essere umano e l’umanità al centro delle relazioni internazionali: l’agricoltura, le fonti di energia rinnovabili, le infrastrutture, la formazione e la salute”.

PERICOLI E PROSPETTIVE PER L’AFRICA

Per i firmatari della lettera però sarebbe pura retorica, mentre nepotismo e corruzione ancora imperversano. L’emergenza Coronavirus ha anche giustificato la repressione del dissenso, favorita dal divieto di assembramenti pubblici. “Alla luce del contesto attuale le derive autoritarie che abbiamo tristemente constatato soprattutto nei primi giorni dell’isolamento potrebbero avere effetti controproducenti, come causare rivolte di massa, che porterebbero con sé gravi rischi di diffusione dei contagi”; tensioni dovute ad esempio alla chiusura delle moschee durante il mese di Ramadan nei Paesi a maggioranza musulmana.

Il Coronavirus ha allargato ancora di più la distanza tra le élite al potere e i cittadini; si legge nel manifesto: “L’Africa deve riconquistare la libertà intellettuale e la capacità di creare senza le quali non è possibile rivendicare una sovranità. Deve riconnettersi con le realtà locali, abbandonare l’imitazione sterile, adattare la scienza e la tecnologia ai nostri contesti storici e sociali, ripensare le istituzioni in funzione delle peculiarità che ci accomunano, considerare nuove forme di governo per creare valore in Africa e ridurre la nostra dipendenza sistemica”.

I problemi dell’Africa sono tanti: ad esempio, pure in questo 2020 la malaria uccide più del Coronavirus, senza che a questo dramma si riesca a dare una risposta continentale. “Come cittadini non possiamo più accettare il lassismo e l’inadeguatezza dei nostri leader”. L’ora di agire è giunta?

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