Arcuri: “Siamo stati straordinari”/ Il commissario si auto-celebra: ma ha ragione?

- Mauro Mantegazza

Arcuri: “Siamo stati straordinari”. Il commissario straordinario all’emergenza Coronavirus si auto-celebra: ma ha ragione? I critici evidenziano le magagne…

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Domenico Arcuri, commissario per l'emergenza Coronavirus (Foto LaPresse)

Il commissario Domenico Arcuri esclama: “Siamo stati straordinari” nella risposta all’emergenza Coronavirus. “Per una volta sarebbe bello se ci accorgessimo che siamo stati straordinari: i fatti hanno prevalso sulle chiacchiere, il virtuosismo sull’autolesionismo, tutti dovrebbero riconoscerlo”. Desiderio destinato a rimanere lettera morta, perché le voci critiche si sono subito levate a sottolineare tutto quello che non è stato straordinario nella gestione dell’emergenza Coronavirus da parte dello stesso commissario Domenico Arcuri e di tutta la squadra e task force varie messe in campo dal Governo Conte.

Max Del Papa per www.nicolaporro.it ad esempio osserva che se uno pretende pubblica devozione, vuol dire che questa devozione latita. Giuseppe Marino per Il Giornale invece osserva che nelle parole di Domenico Arcuri c’è sempre un mix di trionfalismo e condiscendenza “nel trattare la libertà come bene elargito dall’alto“.

Insomma, sono in tanti a rimproverare ad Arcuri una certa disconnessione con la realtà: “Se i conti non tornano, al diavolo i fatti, se ne faranno una ragione. Arcuri è Cassazione: quando dichiara qualcosa, quella è. Magari alla rovescia, ma quella è”.

ARCURI “STRAORDINARIO”… O NO?

I critici dunque affondano il colpo: “Nel complessivo disastro che è stata l’emergenza, poche cose hanno funzionato così sistematicamente male come quelle gestite da Arcuri”. Il Giornale cita l’app Immuni arrivata fuori tempo massimo. Del Papa ricorda gaffe come l’annuncio dell’arrivo “dall’Unione Sovietica” di medici, infermieri e ventilatori. Altri tasti dolenti? I “5 milioni di tamponi pronti” ma senza il reagente, suscitando l’ira dei medici che di tamponi senza reagenti non sapevano che farsene. Era il 12 maggio: in Veneto il professor Andrea Crisanti si era mosso il 20 gennaio per averli.

Sulle mascherine capolavori assortiti: “Vanno prodotte in Italia” (importazioni quasi impossibili quando ancora non ne avevamo); prezzo calmierato a 50 centesimi (mandando in crisi le aziende che si erano riconvertite alla produzione di mascherine). Così abbiamo avuto nel corso delle settimane: consegna di 600mila mascherine cinesi inutilizzabili all’ordine dei medici; mascherine introvabili; risarcimenti alle aziende (con click day assai discutibile); via libera a foulard, fazzoletti, scampoli di tappezzeria all’insegna dell’arte d’arrangiarsi.

Tanto poi si dà la colpa ai “liberisti da divano” e tutto va a posto. D’altronde se qualcuno osa criticare l’ineffabile Domenico, interviene il premier Giuseppe Conte: “Se lei ritiene di far meglio di Arcuri, la terrò presente”. Siamo stati straordinari?



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