Aristoteles, l’autobiografia/ “Io negro svizzero”: Oronzo Canà e la vita da attore

- Claudio Franceschini

Aristoteles scrive un’autobiografia: Urs Althaus, l’attore che impersona il fenomenale attaccante brasiliano ne L’allenatore nel pallone con Lino Banfi, ha pubblicato il suo libro.

Aristoteles Longobarda facebook 2020
Urs Althaus nel ruolo di Aristoteles in L'allenatore nel pallone (da Facebook)

Il nome di Urs Althaus presumibilmente dirà poco, ma se dicessimo Aristoteles una larga parte di italiani balzerebbe sulla sedia: come dimenticare il famoso attaccante co-protagonista de L’allenatore nel pallone? Urs Althaus è l’attore che ha impersonato l’attaccante brasiliano: balza agli onori delle cronache a 36 anni da quel film generazionale per un’autobiografia dal titolo “Io, Aristoteles, il negro svizzero”. E infatti è proprio così: Urs è nato (nel 1956) a Herrliberg, nel Canton Zurigo. Svizzera era la madre, mentre il padre era nigeriano ma lui non lo conobbe mai. Se ha recitato ne L’allenatore nel pallone, diventando un’icona per tutti gli appassionati di calcio, è grazie a Lina Wertmuller, almeno indirettamente, e a un film che non vide mai la luce: Miracoli e peccati di Santa Tieta D’Agreste, nel cast anche Sofia Loren, non fu girato per il fallimento del Banco Ambrosiano.

ARISTOTELES NE L’ALLENATORE NEL PALLONE

Urs Althaus però, già modello, da quell’esperienza iniziò a studiare recitazione: comparve ne Lo squartatore di New York che è una pellicola di culto per tutti gli amanti del genere (nientemeno che per la regia di Lucio Fulci), ma l’anno della svolta è il 1984. Sergio Martino lo vuole per L’allenatore nel pallone: Lino Banfi, alias Oronzo Canà, vola in Brasile per visionare talenti ma viene ingannato da un procuratore (Andrea Roncato) e il suo intermediario brasiliano (Gigi Sammarchi). I due si pentono prendendosi a cuore l’allenatore della neopromossa Longobarda, e lo portano su un campetto in terra nascosto dai palazzi, dove Aristoteles incanta tutti. E’ amore sportivo a prima vista: Canà lo porta in Italia e anche in casa, aiutandolo a vincere la nostalgia per la patria. Insieme, i due conducono la Longobarda a una serie clamorosa di vittorie. Fino a che il presidente rivela la sua vera strategia: retrocedere per evitare i costi di un altro anno in Serie A. Canà accetta a malincuore volendo salvare il posto in panchina, ma poi…

… ma poi, su pressioni della figlia innamorata di Aristoteles, fa entrare il suo fenomeno in campo nella partita decisiva. Doppietta, vittoria e salvezza. A distanza di 24 anni, Urs Althaus compare per un breve cameo nel sequel (che ha decisamente avuto meno successo); la prefazione all’autobiografia l’ha scritta Francesco “Ciccio” Graziani, uno dei tanti calciatori dell’epoca che compaiono nel film. Nel libro si parla di tutto: della carriera di attore, del sesso, delle varie storie d’amore, del razzismo. Per i nostalgici di quel periodo, è un “must have”; servirà anche solo per poter dire di aver potuto leggere la biografia di Aristoteles, uno dei più forti brasiliani che si siano mai visti sui campi della nostra Serie A. Solo sul grande schermo, ma tant’è…

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