ARTE/ Picasso, così un abbraccio d’amore nasconde la verità

- Giulia Sponza

Nel 1900 Picasso ritrae l’abbraccio brutale di una coppia, imprimendo al soggetto i toni di una sensualità equivoca e inquietante

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Pablo Picasso, L'abbraccio (particolare) (1900)

“Una delle più importanti rivelazioni di Parigi fu che la sessualità allo stato puro si poteva sfruttare sul piano artistico. Abituato com’era al riserbo spagnolo, Picasso rimase molto sorpreso nel vedere che non solo le coppie si abbracciavano in pubblico, ma pittori come Steinlen le ritraevano mentre facevano questo e altro. /…/ Così, di colpo,  l’opera di Picasso si riempie di coppie che si abbracciano” (J. Richardson, Picasso 1881-1906)  

Vibra l’appassionata veemenza di questo abbraccio dentro la pennellata che ne scolpisce le forme tese e sfuggenti, imprimendo così all’intero dipinto i toni di una sensualità equivoca ed inquietante.

La coppia, di scorcio, è colta proprio al culmine della tensione amorosa; e così l’impeto di chi si afferra sembra consumare nel gesto espressivo tutta l’energia del cuore.

Si dilata mostruosamente l’uomo fino a deformare la struttura stessa della sua persona, assimilabile al tronco cavernoso di un albero secolare.

Affonda, nella cavità oscura di quelle braccia, la sagoma sinuosa e provocante della donna, i cui fianchi sembrano lievitare sotto la presa forte e sicura delle mani rozze che ne stringono la vita sottile. Non resiste a questo piacere la signora, ma lo alimenta piuttosto destreggiandosi sapientemente nel gioco amoroso fino ad incrementare l’aggressività del partner occasionale.

L’incarnato olivastro dell’uomo contrasta sulla macchia chiara della spalla di lei, la cui nudità si offre sotto la blusa succinta lasciando appena intuire i seni fluttuanti.

Protesa nell’affannosa brama di un possesso disperato, grida – nei due protagonisti – la solitudine umana illusa di compimento.

Privo di orizzonte, questo squallido sottotetto ospita dunque un’ora d’amore: malinconica fuga da una realtà troppo amara per essere sopportata senza dover dimenticare qualcosa.

Un finto cielo, magro d’azzurro, fissa sulle pareti l’universo del sogno e un letto bianco di smarrita innocenza attende silenzioso il calore dei corpi avvinghiati.

Una sedia ossuta, uno scialle logoro, un pavimento consunto: nessun altro spettatore partecipa a questo gesto, che muore ucciso dal suo stesso presente mentre l’urlo di una verità ignota attraversa drammaticamente la tela mendicando uno spazio per abitare la coscienza.

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