Asprilla “salvai Chilavert dalla morte”/ Video pugno “narcos mi chiese di ucciderlo”

- Niccolò Magnani

Faustino Asprilla “così salvai la vita a Chilavert dopo il pugno in Paraguay-Colombia del 1997”: video choc, l’ex Parma “un narcos di Escobar mi chiese se poteva ucciderlo”

Chilavert vs Asprilla
Pugno di Chilavert a Faustino Asprilla (YouTube, 2019)

Alzi la mano chi abbia mai pensato che Faustino Asprilla fosse “solo” un giocatore di calcio: un personaggio, un idolo per la sua Colombia, ma anche un attabrighe come pochi e un’attira-guai non sempre per causa sua. Ebbene, il racconto che “Tino” oggi fa di quel famoso scontro con il leggendario portiere del Paraguay José Luis Chilavert offre un retroscena inquietante che se verificato farebbe rabbrividire ulteriormente tutti coloro che già ritengono assai “rischioso” il rapporto tra le tifoserie “latine” e i campioni delle Nazionali del Sud America. L’episodio è famoso: il 2 aprile 1997 ad Asuncion, per le qualificazioni ai Mondiali di France 1998, Paraguay e Colombia si incontrano e soprattutto si scontrano. Vincono i padroni di casa ma il match passa alla storia per la mega rissa tra Faustino Asprilla, bomber eclettico colombiano, e il portierone paraguaiano. L’ex Parma colpisce in bocca Chilavert dopo aver ricevuto uno sputo, entrambi vengono espulsi ma andando verso gli spogliatoi il portiere sfila un pugno fortissimo al volto di Asprilla: inutile dire come la mega rissa sia poi continuata in campo e fuori tra le due formazioni.

IL RACCONTO CHOC DI FAUSTINO ASPRILLA: DAL PUGNO AI NARCOS

Ebbene oggi, a distanza di 20 anni dal disgraziato evento di Asuncion, Asprilla torna a parlare in una intervista a Telepacifico dove racconta quello che seguì quello spiacevole episodio: «Non appena l’incontro finisce ricevo una telefonata e qualcuno mi dice: ‘Sono Julio Fierro, puoi venire qui al mio hotel?”». Tino Asprilla racconta poi di essere andato con un compagno di squadra, Aristizábal, e la richiesta del misterioso uomo – poi scopertosi essere un narcotrafficante colombiano, uno degli uomini di Pablo Escobar – si fa terribile: «Abbiamo bisogno che tu dia l’autorizzazione perché questi due uomini rimarranno qui ad Asunción, vogliono uccidere quel ciccione di Chilavert». Qui il racconto di Asprilla si fa “eroico” – anche se conoscendolo forse qualche particolare potrebbe esser stato esagerato o “dimenticato” – ma fidandoci di Tino, nei fatti, salvò la vita a Chilavert: «Come stai? Sei pazzo, nel calcio ciò che accade in campo resta in campo». Il narcotrafficante si “placò” e Chilavert ebbe salva la vita: benvenuti nel pazzo e folle mondo del Sud America calcistico.



© RIPRODUZIONE RISERVATA