Assegno unico per i figli: a chi conviene?/ Per molti non compenserà bonus attuali

- Chiara Ferrara

A chi conviene l’assegno unico per i figli? Non a molti secondo le simulazioni dell’Unione italiana dei lavoratori agroalimentari

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(Pixabay)

A chi conviene l’entrata in vigore dell’assegno unico per i figli, che avverrà a marzo prossimo? In molti se lo stanno chiedendo e il Corriere della Sera, tramite un’analisi condotta dall’urla, ha provato a rispondere ai dubbi. Sono state presentate quattro simulazioni che hanno preso in considerazione la situazione reddituale di alcuni nuclei familiari: famiglia di bracciante agricolo mono reddito; famiglia di operaio dell’industria mono reddito; famiglia di impiegato con reddito 37 mila euro e coniuge part-time; famiglia di impiegato con reddito 50 mila euro e coniuge part-time.

Secondo le simulazioni soltanto uno dei nuclei familiari presi come esempio con l’assegno unico per i figli beneficerebbe di un compenso ulteriore rispetto a quanto attualmente percepito con i sussidi attualmente in vigore. Si tratta del terzo, ovvero famiglia di impiegato con reddito 37 mila euro e coniuge part-time, che otterrebbe 173 euro in più al mese. Le cifre, tuttavia, dipenderanno dalle soglie relative all’Isee, che non sono ancora state definite nel dettaglio.

Assegno unico per i figli: a chi conviene? I risultati dello studio

I risultati dello studio con l’obiettivo di scoprire a chi conviene l’assegno unico per i figli non hanno dato probabilmente i risultati sperati da molte famiglie. Secondo l’Unione italiana dei lavoratori agroalimentari, come riporta il Corriere della Sera, infatti, “risulta evidente dalle simulazioni effettuate che, se la riforma dovesse entrare in vigore senza subire sostanziali modifiche, esso non riuscirà a compensare la perdita di tutte le agevolazioni attualmente in essere”. Inoltre, la riforma avrà “ripercussioni negative anche per un milione e mezzo di famiglie italiane con figli maggiori di 21 anni fiscalmente a carico, in quanto disoccupati o percettori di reddito proprio fino al limite di 4.000 euro (se inferiore a 24 anni) e di 2.840 (oltre i 24 anni)”.

È per queste ragioni che l’Uila ritiene che il nuovo provvedimento, introdotto tramite il Family Act, “profondamente iniquo e penalizzante per centinaia di migliaia di lavoratrici e i lavoratori” in quanto “si realizza mettendo in tanti, troppi casi le mani in tasca ai lavoratori dipendenti”. A dirlo è stato il segretario generale Stefano Mantegazza.

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