ASTRAZENECA, BURIONI: CAUTI, NO PANICO/ Crisanti: “Vaccino sicuro”

- Niccolò Magnani

Vaccino AstraZeneca, Roberto Burioni “un conto è essere cauti, un altro è diffondere il panico. Vaccinare in fretta, obbligatorio per i sanitari”

burioni capua
Roberto Burioni a Che tempo che fa

Dopo quello di Roberto Burioni, su AstraZeneca è giunto anche il parere del virologo Andrea Crisanti a “L’Aria che Tira”, trasmissione di La7, ai cui microfoni ha asserito: “I dati che possediamo finora sul vaccino anti-Covid AstraZeneca ci mettono tranquilli. Io mi vaccinerei con AstraZeneca e ho consigliato a persone a me care di farlo. Questi 2-3 casi di sospetti eventi tromboembolitici segnalati sono obiettivamente pochi, perché in Inghilterra hanno vaccinato 10 milioni di persone con AstraZeneca e non hanno evidenziato nessun caso di questa complicazione. Su questi casi bisogna indagare, senza minimizzare né creare panico”.

Crisanti ha quindi aggiunto: “Si stanno accumulando evidenze di una serie di effetti collaterali molto blandi come febbre e spossatezza, che sono abbastanza frequenti, e lo sapevamo dai dati pubblicati con i trial, che mettevano in evidenza che questo è un vaccino che induce una forte risposta immunitaria spesso associata con febbre e mal di testa. Se è stato fatto un errore su questo, forse è stato non dirlo subito alle persone”. (aggiornamento di Alessandro Nidi)

BURIONI: “NIENTE PANICO SU ASTRAZENECA”

Nella giornata in cui ancora una volta il vaccino di AstraZeneca è “impazzato” agli onori della cronaca per la temporanea sospensione della campagna in Piemonte dopo un presunto “lotto sospetto”, il virologo del San Raffaele di Milano Roberto Burioni è intervenuto nella sua rubrica all’interno della trasmissione “Che tempo che fa” facendo il punto sulla situazione. «Noi abbiamo una tendenza innata a mettere due cose che accadono una dopo l’altra in una relazione di causa – effetto. Con i vaccini Astrazeneca è successo questo, cioè che ci sono state alcune persone che dopo le vaccinazioni, ma anche 10/12 giorni dopo, hanno avuto dei problemi e alcune purtroppo sono mancate», sottolinea Burioni nell’analizzare non solo il caso del Piemonte ma anche tutti gli altri “casi” sospetti (con trombi o addirittura decessi) emersi dopo le vaccinazioni di AstraZeneca, circa una trentina su 17 milioni di vaccinati AZ finora.  «Noi dobbiamo però mantenere la freddezza perché è la scienza che ci fa conoscere come stanno le cose. Quello che dovremmo fare è guardare a quello che è successo in Inghilterra, dove sono state somministrate circa 11 milioni di dosi di vaccini ma non c’è stata una mortalità in eccesso per qualche patologia, quindi i dati sono molto tranquillizzanti. Questo non vuol dire che un lotto non possa avere qualche problema, però tra essere cauti e diffondere il panico ce ne passa molto», contrattacca ancora il virologo da Fazio.

IL NODO DEI VACCINI OBBLIGATORI

Questo non significa assolvere del tutto la società farmaceutica, nel tal caso AstraZeneca: «è un’azienda con 76.000 dipendenti e fa ogni anno 6 miliardi di utili. Per come la vedo io, se avessi potuto dare un consiglio – ma non sono consulente di nessuna causa farmaceutica – avrei consigliato di mettere un minuto dopo in rete un numero verde, una mail, perché questa paura si combatte con la trasparenza». Rimanendo sul fronte vaccini, Roberto Burioni torna sulla vicenda emersa nelle scorse ore al San Martino di Genova in merito ai sanitari che non vogliono vaccinarsi: «Il Ministro Speranza disse qua a Che tempo che fa che confidava sul senso di responsabilità dei sanitari. È ovvio che non è sufficiente. Un sanitario che non si vaccina non può continuare a lavorare. Io chiedo che Draghi faccia un decreto legge domani mattina con il quale chiarisce una volta per tutte che così come nei cantieri si porta l’elmetto contro gli infortuni, così negli ospedali ci si deve vaccinare. Ci vuole un decreto legge domani mattina, altrimenti il prossimo focolaio ce l’avranno sulla coscienza».

Chiosa finale in merito alle rassicurazioni fatte dal generale Figliuolo sul vaccinare il più possibile senza spreco e senza “ostacoli” burocratici: «Qualcuno tra i burocrati non ha ancora capito che noi siamo in una situazione di grande emergenza, nessuna dose può andare sprecata. Dobbiamo vaccinare il più possibile, non si possono fare distinzioni: strutture private, pubbliche, farmacisti, dentisti, infermieri. Io lavoro in un grande gruppo ospedaliero, il San Donato, che ha dato la disponibilità a effettuare 55.000 vaccinazioni a settimana. Ogni struttura dovrebbe mettere a disposizione le proprie forze per vincere questa battaglia».

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