AstraZeneca e trombosi, studio su cause/ “Dna nel vaccino scatena anticorpi reattivi”

- Silvana Palazzo

AstraZeneca e trombosi, studio tedesco su cause: due le ipotesi, vettore virale o Dna libero nel vaccino che scatena anticorpi reattivi e insoliti. Impossibile profilassi, ma c’è una cura

Vaccino AstraZeneca
Vaccino anti-Covid AstraZeneca (LaPresse, 2021)

I ricercatori tedeschi hanno scoperto perché la somministrazione del vaccino AstraZeneca potrebbe avere una correlazione nei rari casi di trombosi che si sono verificati. Il vaccino a vettore virale che è stato sviluppato dall’Università di Oxford insieme alla casa biofarmaceutica anglo-svedese può provocare il raro sviluppo di trombocitopenia trombotica immunitaria mediata da anticorpi attivatori delle piastrine contro PF4, che clinicamente imita la trombocitopenia autoimmune indotta da eparina. Quindi, il nome che hanno dato a questa condizione è “trombocitopenia immune protrombotica indotta da vaccino” (Vipit). Questa la conclusione raggiunta dagli scienziati dell’Università di Greifswald, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica The New England journal of medicine.

Il professor Andreas Greinacher, ordinario di Immunologia dell’ateneo sopracitato, ha spiegato in una conferenza stampa, come riportato dal Fatto Quotidiano, che “anticorpi insoliti” attivano le piastrine del sangue, causando la formazione di coaguli. Questi anticorpi reattivi al fattore piastrinico (Pf4) potrebbero essere innescati dal Dna libero nel vaccino. Inoltre, è al vaglio l’ipotesi che ci siano alcuni “cofattori” a innescare gli eventi, come lo stesso vettore virale.

LO STUDIO SU ASTRAZENECA E TROMBOSI

Nello studio sono stati esaminati i casi di 11 pazienti in Germania e Austria in cui si erano sviluppate trombosi o trombocitopenia dopo la vaccinazione con AstraZeneca. Di questi pazienti, nove erano donne, con età media di 36 anni e la paziente più giovane con 22 anni, mentre quella più anziana di 49. Sono stati inclusi i campioni di persone con 28 risultati positivi in un test immunologico di screening PF4-eparina. Queste persone, a partire da 5-16 giorni dalla vaccinazione, hanno presentato uno o più eventi trombotici, tranne una paziente che ha presentato una emorragia intracranica fatale. Dei pazienti con uno o più eventi trombotici, 9 avevano trombosi venosa cerebrale, 3 trombosi venosa splancnica, 3 embolia polmonare e 4 altre trombosi; di questi pazienti, 6 sono morti. Cinque pazienti presentavano una coagulazione intravascolare disseminata. Nessuno aveva ricevuto eparina prima della comparsa dei sintomi. Come evidenziato dal Fatto Quotidiano, i ricercatori ritengono improbabile che l’adenovirus contribuisca all’attivazione piastrinica, ma le interazioni tra il vaccino e le piastrine o tra il vaccino e PF4 potrebbero avere un ruolo nella patogenesi.

IMPOSSIBILE PROFILASSI, MA C’È CURA

Un possibile fattore scatenante di questi anticorpi reattivi al PF4 potrebbe essere il Dna libero nel vaccino. A tal proposito il professor Andreas Greinacher ha spiegato che è stato precedentemente dimostrato che “Dna e Rna formano complessi multimolecolari con PF4, che legano gli anticorpi di pazienti con trombocitopenia indotta da eparina e inducono anche anticorpi contro PF4-eparina in un modello murino”, ma non c’erano altri vaccini simili ad AstraZeneca disponibili per i test. Comunque, le implicazioni cliniche sono importanti: si può usare un test ELISA dipendente da PF4 o un test di attivazione piastrinica potenziato con PF4 per confermare la diagnosi di trombocitopenia immune protrombotica indotta da vaccino tramite questo meccanismo di formazione post-vaccinazione di anticorpi attivatori delle piastrine contro PF4. Non si tratta però di profilassi: non è possibile fare un test in anticipo per sapere chi svilupperà la reazione, né ci sono indicazioni che alcune condizioni preesistenti siano associate ad un aumento del rischio di trombosi dopo la vaccinazione. Bisogna solo stare attenti ai sintomi clinici che potrebbero comparire nella seconda settimana dopo la vaccinazione, rivolgersi al medico e in tal caso si può essere sottoposti a quel test ed eventualmente alla terapia. Quindi, l’immunoglobina non può essere somministrata in via preventiva.

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