AUMENTO CONTAGI UK/ “Boris Johnson teme le ricadute economiche di nuove restrizioni”

- int. Leonardo Maisano

Boris Johnson, di fronte all’aumento dei contagi nel Regno Unito, preferisce non introdurre misure restrittive per non peggiorare una crisi economica già in atto a causa della Brexit

regno unito
Boris Johnson (LaPresse, 2020)

Le conseguenze del Freedom day nella battaglia contro il Covid, celebrato lo scorso luglio come fosse il giorno della vittoria sui nazisti dopo la Seconda guerra mondiale, sono sotto agli occhi di tutti. In Gran Bretagna il numero dei contagi è ormai fuori controllo, oltre 50mila le persone infettate. La riapertura totale senza obbligo delle misure di sicurezza minime, come ad esempio la mascherina, in aggiunta al carattere indipendente e amante della privacy assoluta degli inglesi, che non accettano intrusioni nella propria vita da parte dello Stato, stanno portando il paese a conseguenze imprevedibili. “Permettere che il virus circoli così tanto fra la popolazione, dandogli poi la possibilità di mutare, non permette di capire davanti a quali conseguenze potremo andare” ci ha detto Leonardo Maisano, ex corrispondente da Londra del Sole 24 Ore.

Boris Johnson, secondo indiscrezioni, non avrebbe nessuna intenzione di reintrodurre l’obbligo delle mascherine o una sorta di Green pass, ma vorrebbe procedere con la terza dose di vaccino a tutti i vulnerabili e agli over 50 e con la dose unica prevista per i ragazzi fra i 12 e i 15 anni, i quali non sono mai stati vaccinati: “L’unica spiegazione possibile a questa decisione è che Johnson teme, con il ritorno delle misure di sicurezza, come il lavoro a casa e le norme stringenti nei luoghi pubblici, una ricaduta su una economia già danneggiata dalla Brexit”. Si parla infatti di un costo potenziale di 18 miliardi di sterline per l’economia del Regno Unito in caso di ripristino (parziale) delle restrizioni.

E’ vero che gli inglesi non osservano alcuna misura di sicurezza dopo che il 19 luglio scorso sono stati dichiarati decaduti tutti gli obblighi anti-Covid?

Sì. Da sempre in Gran Bretagna l’atteggiamento della popolazione nei confronti del Covid è molto rilassato. Adesso, dopo che il ciclo vaccinale ha ormai coperto circa l’80% della popolazione, ma non i minori, a differenza di quanto succede nella maggior parte dei paesi dell’Europa continentale, tale atteggiamento resta di grande rilassatezza. Nessuno mette mai la mascherina, nei mezzi pubblici adesso un po’ di più da quando sono aumentati i contagi, ma fino a qualche settimana fa non la indossava nessuno. E nei luoghi pubblici come pub, ristoranti, teatri o luoghi di lavoro accade la stessa cosa.

Aumentano i contagi, ma il numero dei decessi è comunque contenuto, è così?

Il numero dei morti è relativamente contenuto, ma sono comunque in aumento. E’ un dato statistico: se 40-50mila persone sono contagiate, è matematico che cresca anche il numero di chi muore, anche se la situazione non è certamente paragonabile a quella della prima fase della pandemia, quella pre-vaccinazioni.

Negli ospedali come è la situazione?

Si registra un aumento dei ricoveri, però le terapie intensive non sono intasate. In sostanza, è una situazione di rischio crescente, ma non paragonabile a quella di un anno e mezzo fa. Resta il dubbio di quali possano essere le conseguenze nel lasciare che il virus circoli così liberamente nella popolazione, anche per la sua capacità di mutare, dando vita a forme di Covid sempre più pericolose. Le famose varianti hanno preso il via proprio da qui.

In Italia la stragrande maggioranza dei contagiati e delle vittime sono persone non vaccinate. Anche nel Regno Unito?

La maggior parte delle persone contagiate sono persone che non si erano vaccinate. Qui poi non esiste Green pass, né alcuna forma di screening a monte, per cui è consentito a una persona di accedere ai posti di lavoro o nei luoghi pubblici solo autocertificando la propria non contagiosità.

Si parla di un piano B sottoposto a Boris Johnson per reintrodurre almeno in parte le misure di sicurezza, piano dal premier rifiutato. Si dice per motivi economici. Le risulta?

Sarebbe l’unico motivo plausibile, perché la resistenza di Johnson a introdurre misure restrittive non si spiega in altro modo. La paura cioè che l’introduzione di Green pass e di forme di screening più severe possano essere causa di una ricaduta economica. Non regge la teoria che la Gran Bretagna sia un paese dove la privacy è intoccabile, e quindi il governo non può essere troppo intrusivo nella vita dei cittadini. In una situazione del genere una teoria così non può reggere, per cui l’unica spiegazione è il timore che prendere misure come in altri paesi europei possa avere ripercussioni su una economia già piegata dalla Brexit.

A proposito di Brexit, la crisi per la mancanza di carburante è rientrata?

Sì, il problema del carburante al momento è risolto, ma ci saranno altri problemi che si presenteranno. Quando si creano dei colli di bottiglia nella distribuzione di alcuni prodotti, e di colpo emerge il bisogno di avere maggiore personale ma non lo si trova a causa delle misure restrittive sui lavoratori stranieri imposte dalla Brexit, allora non se ne esce.

Dal punto di vista politico Johnson, già criticato pesantemente per la gestione della prima fese della pandemia, teme una possibile crisi di governo?

Crisi di governo no, perché gode di una maggioranza parlamentare solidissima. A meno che non ci sia una ribellione all’interno del suo partito, di cui però non si vedono assolutamente i segni, continuerà a stare al suo posto. La ribellione potrebbe esserci solo se per mesi i sondaggi annunciassero la caduta del consenso popolare nei confronti del partito conservatore.

E i laburisti che fanno?

L’opposizione ormai da anni è allo sbando, dopo che il partito laburista è stato prima schiacciato su posizioni radicali da Jeremy Corbyn, adesso portato su posizioni moderate, ma rimane un partito confuso, che non sa convincere gli elettori. E in questa situazione Johnson ha mano libera.

(Paolo Vites)

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