Aureliana Iacoboni e Donato Russo genitori Marta Russo/ “Organi donati, noi pionieri”

- Emanuela Longo

Aureliana Iacoboni e Donato Russo, i genitori di Marta Russo che insieme alla sorella Tiziana decisero di donare gli organi della giovane studentessa uccisa

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Marta Russo

Aureliana Iacoboni e Donato Russo, rispettivamente mamma e papà di Marta Russo, la giovane studentessa della Sapienza uccisa con un colpo di pistola nel 1997 proprio all’interno della città universitaria, non hanno mai smesso, in questi anni, di omaggiare la memoria della loro figlia. I suoi genitori si sono ritrovati a rinunciare troppo presto all’amore di Marta, ma lei rivive grazie alle iniziative intraprese da entrambi.

Dopo la scomparsa della studentessa di giurisprudenza, la madre Aureliana ha messo tutto il suo impegno nell’associazione Marta Russo Onlus che sostiene la donazione degli organi, mentre il padre Donato ha invece messo il suo impegno nella scherma con il Trofeo Marta Russo, dedicato alla memoria della figlia. A causa della pandemia da Covid, come spiega il settimanale Oggi, quest’ultimo è stato fermo per due anni ma presto farà il suo ritorno dal momento che la giovane studentessa praticava questo sport con grande passione e ne sarebbe stata ampiamente entusiasta.

Aureliana Iacoboni e Donato Russo, i genitori di Marta Russo e la volontà della ragazza

La morte cerebrale di Marta Russo fu dichiarata il 13 maggio 1997, presso il Policlinico Umberto I dove giunse quattro giorni prima in coma. In seguito, i genitori Aureliana Iacoboni e Donato Russo insieme alla sorella Tiziana decisero di donare gli organi, rispettando le volontà della ragazza prese dopo aver visto in tv un servizio sul delitto di Nicholas Green.

In una intervista a Agi.it, la madre di Marta spiegò di aver avuto un presentimento il giorno in cui la figlia fu ferita da un colpo di pistola: “Quella mattina del 9 maggio 1997 in cui Marta fu colpita alla testa da un proiettile ebbi una premonizione”. La donna era appena tornata a casa con le buste della spesa quando d’istinto le poggiò, prese il gatto e iniziò a spazzolarlo fuori dal balcone: “Un gesto inusuale in quel momento. Dopo un po’ il gatto si stancò ed entrò in casa, lo seguii e in quel momento squillò il telefono: qualcuno dal Policlinico Umberto I mi chiedeva di andare lì perché Marta non si era sentita bene”. In merito alla scelta di donari gli organi, dopo che la figlia fu dichiarata morta, la mamma spiegò: “Siamo stati dei pionieri”. La signora Iacoboni ha aggiunto: “è come se mia figlia mi avesse lasciato il testimone di questo progetto di vita”. Grazie a lei 20 mila persone sono state sensibilizzate alla donazione di organi.



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