AUTO ELETTRICA/ La scommessa della Gran Bretagna apre delle domande per l’Italia

- Patrizia Feletig

La Gran Bretagna mette al bando le auto tradizionali dal 2030, mentre l’Italia continua a essere in ritardo sulla mobilità elettrica

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La Gran Bretagna ha anticipato di altri cinque anni, al 2030, il veto della vendita di autovetture a benzina e diesel rispetto al piano clima dello scorso gennaio. È la seconda accelerazione rispetto al 2040 inizialmente indicato. Mentre viene riconosciuto un periodo di transizione fino al 2035 per la commercializzazione di modelli ibridi ricaricabili. Forse questo bando è persino ridondante visto che fra 15 anni è improbabile che qualche automobilista pensi ancora ad acquistare un’auto con motore a combustione.

In Gran Bretagna i modelli ricaricabili (ibridi ed elettrici puri) rappresentano una vettura ogni sette immatricolazioni. Per alcuni marchi, Mercedes, il rapporto sale a uno ogni quattro auto vendute. Anche la rete di ricarica sta progredendo velocemente. Progetti come Networks ubitricity e Chargy allestiscono punti di ricarica su lampioni di illuminazione pubblici, procedendo con un tasso di crescita del 18% nei primi 10 mesi dell’anno per un totale di migliaia di punti di ricarica che si aggiungono alle convenzionali colonnine su strada. Dietro a questi investimenti ci sono colossi dell’energia fossile come BP, Shell e Total. Il nodo è l’infrastruttura, e il Governo inglese, consapevole, ha stanziato 1,3 miliardi di sterline per rafforzare la rete di ricarica e 500 milioni di fondi per l’industria manifatturiera delle batterie.

Per chi teme che l’aumento della domanda di energia della crescente flotta di veicoli ricaricabili possa pregiudicare l’assorbimento della produzione elettrica nazionale, va ricordato che anche con 10 milioni di auto elettriche il consumo sarebbe pari al 6% del totale dei kilowattora generati. Mentre alla sera, quando la maggior parte degli automobilisti attacca la spina della propria auto, sarà salvaguardato l’equilibrio della rete?

In Italia il Piano Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) fissa a 6 milioni le auto elettriche che dovrebbero circolare in Italia nel 2030, a fronte delle attuali 70 mila. “Questo significa immetterne 600.000 mediamente ogni anno, ovvero il 30-35% del totale delle auto vendute, un obiettivo importante che necessita di un forte sostegno infrastrutturale”, spiega Lorenzo Sistino, ex Ceo di Fiat Auto, ora imprenditore e fondatore di MiaCar. Per raggiungere questi obiettivi dovranno essere investiti circa 200 miliardi nei prossimi 10 anni, tra autovetture e infrastruttura di ricarica, opportunamente favoriti da meccanismi di supporto adeguati.

I modelli ibridi rappresentano la parte maggiore delle vendite del comparto elettrico. Ma nonostante una crescita costante, l’elettrico rappresenta solo lo 0,2% del parco circolante. Perché? Punto dolente è il circolo vizioso: da un lato si auspica la crescita di veicoli a zero emissioni, dall’altra la rete di ricarica insufficiente ne limita la domanda. La diffusione dei punti di ricarica, circa 16.700 allo scorso settembre, non è omogenea sul territorio nazionale con una concentrazione maggiore nelle regioni del centro-nord. A livello europeo il quadro è lo stesso: negli ultimi 3 anni l’aumento delle auto ricaricabili ha registrato un +110%, nello stesso periodo la diffusione dei punti di ricarica, ancora largamente insufficiente, è cresciuta del 58%.

Non mancano le iniziative governative di sostegno, ma i 98mila punti di ricarica attivi tra 10 anni (proiezione di Motus-E) non basteranno per soddisfare né 3, né 6 milioni di EV del piano governativo. C’è anche un ostacolo psicologico all’acquisto di auto elettriche, come sottolinea Lorenzo Sistino: “La struttura del mercato italiano rende particolarmente difficoltoso lo sviluppo delle auto elettriche, la principale preoccupazione dei clienti sta nella difficoltà di ricarica presso la propria abitazione. Chi abita in condominio e magari in un centro storico ha oggettive difficoltà nel diventare autosufficiente per quanto riguarda la ricarica della propria auto: le colonnine pubbliche sono necessarie ma non sufficienti (il cliente vuole poter provvedere alla ricarica presso la propria abitazione). Ritengo che saranno le auto ibride plug-in quelle che potranno avere un trend di crescita più marcato: la possibilità di viaggiare (almeno parzialmente) in elettrico con il back-up del motore termico sempre disponibile”.

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