Avvistato il primo esopianeta migrante/ Scoperto dopo analisi della sua scia chimica

- Davide Giancristofaro Alberti

Hd209458b è il primo esopianeta migrante mai scoperto prima: negli ultimi 20 anni si è spostato dalla zona dove era nato, i dettagli

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Gli scienziati hanno avvistato un esopianeta migrante, in grado di compiere un viaggio, e che ha lasciato un’impronta chimica ben definita nella sua atmosfera. Si tratta, come riferisce l’Adnkronos, di Hd209458b, un gigante gassoso che è stato scoperto circa 20 anni fa dagli scienziati, ma la novità di questi ultimi giorni è appunto il fatto che lo stesso sia in grado di spostarsi, fatto inedito che è venuto alla luce attraverso l’analisi della scia chimica dello stesso. “Grazie alla tecnica che prende il nome di spettroscopia di trasmissione diventa così possibile – riferiscono i ricercatori dell’Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica – studiare l’atmosfera del pianeta al terminatore, ovvero la regione che separa l’emisfero diurno del pianeta, illuminato dalla stella, da quello notturno”.

Gli studiosi hanno scoperto come nell’atmosfera dell’esopianeta vi fossero sei specie chimiche diverse, leggasi acqua, monossido di carbonio, acido cianidrico, metano, ammoniaca e acetilene: “Se questa scoperta fosse un romanzo inizierebbe con ‘In principio vi era solo l’acqua…’ – aggiunge Paolo Giacobbe, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e primo autore dell’articolo su Nature – poiché effettivamente la maggioranza delle considerazioni riguardanti le atmosfere esoplanetarie osservate nel vicino infrarosso si basava sulla presenza – o assenza – dell’acqua, la molecola che più domina in questa regione dello spettro”.

ESOPIANETA MIGRANTE: “SI SAREBBE FORMATO OLTRE L’ORBITA DI MARTE”

“Ci siamo però chiesti – ha aggiunto – veramente tutte le altre molecole che teoricamente ci aspetteremmo non lasciano alcuna traccia osservabile? Scoprire che è possibile rivelarle, grazie ad un perfezionamento delle tecniche di analisi che ha richiesto un grosso sforzo, apre nuovi orizzonti, tutti da esplorare”. L’atmosfera dell’esopianeta, così ricca di molecole contenenti carbonio, indicherebbero una chimica dell’atmosfera più ricca appunto di carbonio che di ossigeno: “Questa caratteristica – afferma Matteo Brogi, professore presso l’Università di Warwick nel Regno Unito e associato Inaf – suggerisce che il pianeta si sia formato al di là della linea di condensazione dell’acqua, ovvero a diverse unità astronomiche dalla stella madre – una unità astronomica equivale alla distanza Sole-Terra- dove ci si aspetta che il gas nel disco protoplanetario sia più ricco di carbonio. Hd209458b – ha aggiunto – si sarebbe pertanto formato oltre l’orbita di Marte, più probabilmente fra l’orbita di Giove e quella di Saturno, e sarebbe poi migrato verso la sua stella fino alla distanza in cui lo osserviamo oggi, ossia a circa un decimo della distanza di Mercurio dal Sole. Ciò – conclude lo scienziato – avvalora le teorie secondo cui i gioviani caldi si sono formati molto lontano dalla posizione in cui si trovano adesso”.



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