Bahrein e Qatar, ori dall’estero/ Gli stati del Golfo comprano gli atleti da medaglia

- Fabio Belli

Bahrein e Qatar, ori dall’estero. Gli stati del Golfo comprano gli atleti da medaglia, ora bel Beach Volley (contro l’Italia) si sogna l’ennesimo trionfo.

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Nel variegato panorama Olimpico, gli stati del Golfo Persico, per quanto contenuti nelle dimensioni, si stanno togliendo soddisfazioni importanti. Questo perché nazioni come Bahrein e Qatar hanno fatto incetta di atleti potenzialmente da medaglia, che pure sono nati in altri confini nazionali. Una pratica iniziata ormai da un decennio: la prima medaglia d’oro della storia del Bahrein, vinta nelle Olimpiadi di Londra del 2012, fu conquistata nei 1.500 della mezzofondista etiope Maryam Yusuf Jamal, naturalizzata e premiata addirittura cinque anni dopo per la squalifica per doping delle atlete che le erano arrivate davanti in pista. Per il Qatar a Rio de Janeiro concorrevano 23 atleti nati fuori dai confini nazionali su 39: nativi del Sudan nell’atletica, pugili tedeschi, giocatori di beach volley brasiliani. Senza dimenticare il caso della squadra di pallamano, quasi interamente naturalizzata con moltissimi giocatori, medaglia d’argento ai Mondiali del 2015 e tra le prime 8 alle Olimpiadi di Rio del 2016.

QATAR, BEACH VOLLEY DA REGGIO EMILIA

E anche in questa edizione, a Tokyo, c’è la formazione del Bahrein ai quarti di finale del torneo di pallamano. La storia che spicca però è quella del beach volley maschile, in cui la coppia Cherif/Ahmed (nati rispettivamente in Senegal e in Gambia) affronteranno nei quarti di finale del torneo Olimpico i nostri Lupo e Nicolai. E anche loro sono da medaglia. La curiosità è vedere impegnato un allenatore italiano, Roberto Reggiani, che ne ha curato personalmente la crescita. “Ahmed e Cherif sono da podio“, ha spiegato dopo aver visto i suoi atleti, africani ma naturalizzati qatarioti, dominare il loro girone e battere anche gli altri italiani Carambula e RossiCinque anni fa nessuno credeva che avremmo potuto costruire una coppia interamente del Qatar, e invece ci siamo riusciti tenendoli inizialmente divisi. Avevano bisogno di giocare coi brasiliani naturalizzati, più tecnici e abituati, per crescere.” Così è stato, ma i petroldollari sono stati comunque fondamentali per convincere i due ragazzi africani e la tendenza è in crescita: gli atleti “stranieri” per le nazioni si moltiplicheranno inesorabilmente, così come le medaglie.



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