BALLO BALLO/ Il film Camp e kitsch che esalta il “troppo” e omaggia la Carrà

- Antonio Napoli

Il film Nacho Álvarez spinge molto sul genere Camp, descrive gli anni ’70 esaltando il “troppo” e rende omaggio anche a Raffaella Carrà

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Una scena del film

Non sappiamo quanto sia stata felice Raffaella Carrà nel vedersi considerata una icona Camp. Nel piccolo cameo donatole in Ballo Ballo, il musical che sta letteralmente spopolando da qualche settimana, sembra sorpresa del tributo che il film le riserva. Mentre alle sue spalle scorrono le immagini del Colosseo, la Carrà guarda con una certa aria perplessa la giovane coppia che su una vespa canta a squarcia gola Fiesta. Eppure il film italo-spagnolo celebra la nostra Raffaella molto di più di quanto sia già stato fatto fino a oggi nel nostro Paese.

La storia è di una semplicità disarmante. Maria, una giovane spagnola con la passione del ballo, scappa via mentre è in procinto di sposarsi con un giovane italiano. Con ancora indosso il suo vestito da festa – che non poteva essere che di Valentino – raggiunge in aereo Madrid. Senza un soldo e senza un posto dove andare a dormire, viene accolta da una giovane hostess dei servizi a terra dell’aeroporto, che le offre anche un lavoro. È in aeroporto che incontra per caso Pablo, figlio del capo dell’ufficio censura presso la TVE, la tv di stato. E sempre per caso inizia così la sua carriera di ballerina. 

Siamo nel pieno degli anni ’70, il regime franchista è ormai agli sgoccioli, e le canzoni della Carrà diventano vere e proprie armi di distruzione di massa, usate contro i costumi bigotti dell’epoca e il perbenismo dominante. Così i testi, la musica pop e le coreografie di Raffaella fanno da trait d’union tra una divertente storia d’amore e una rivolta culturale destinata a spazzare via in un sol colpo quaranta anni di regime fascista.

Gli autori spingono molto – come dicevamo – sul genere Camp. Costumi colorati, movenze al limite del volgare e dialoghi zeppi di sottintesi finiscono per essere apertamente in conflitto con i canoni della censura dominante. Ma sono anche volutamente kitsch.

Gli anni ’70 sono in ogni caso anni di un nuovo benessere e segnano la trasformazione da società rurali a economie industriali – come la Spagna, ma soprattutto l’Italia – in particolare con la rottura di vecchie tradizioni. Sono gli anni in cui esplode la libertà sessuale, l’affermazione delle diversità, l’emancipazione gay, i simboli della rivoluzione culturale giovanile. È la festosa esaltazione del “troppo”. Non solo la Carrà, negli stessi anni hanno successo anche Patty Pravo, Renato Zero, Elton John e tante altre drag queen. Quasi sempre diventano icone Lgbt, simboli di libertà e con i loro travestimenti, così eccessivi, danno voce a un cambiamento che gli adulti non comprendono e osteggiano. Da questo punto di vista Ballo Ballo rappresenta un interessante punto di vista su quel decennio, così caro alla memoria di intere generazioni che invecchiano aggrappate ai loro anni migliori.

Maria è interpretata dalla giovane ballerina e cantante di origini svedesi e naturalizzata spagnola Ingrid García-Jonsson. Il regista è l’uruguaiano Nacho Álvarez, al suo primo lungometraggio. La produzione della RTVE spagnola è stata condivisa con RAI Cinema e l’italiana Indigo Film. Ed è disponibile dal 25 gennaio sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video.

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