SUNDOWN/ Tim Roth brilla nel convincente dramma di Michel Franco

- Carmine Massimo Balsamo

La recensione di Sundown, il nuovo film di Michel Franco con Tim Roth presentato in concorso al Festival di Venezia 2021

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Una scena del film

Ci sono film che hanno bisogno di tempo, di pazienza, di fiducia. Opere che non possono, anzi non vogliono, aiutare lo spettatore. Lo vogliono sfidare, mettere alla prova, disorientare. Uno di questi è Sundown, il nuovo film di Michel Franco presentato in concorso a Venezia 78 a un anno dal Leone d’argento per Nuevo Orden.

SINOSSI DI SUNDOWN – Dal regista e sceneggiatore Michel Franco arriva una scossa improvvisa e ricca di suspense: Alice e Neil Bennett sono il cuore di una ricca famiglia inglese, in vacanza ad Acapulco con i giovani Colin e Alexa, finché un’emergenza arrivata da lontano non interrompe il loro viaggio. Quando si sconvolge un saldo ordine familiare, vengono allo scoperto tensioni inaspettate.

I Bennett sono eredi di un’azienda di confenzionamento della carne e vivono nel lusso, ma Neil non è interessato ai soldi. Non gli importa niente di stipendi da capogiro, è disposto ad accontentarsi di una “misera” pensione. É un uomo difficile da definire, che sguazza nella solitudine, che vuole soltanto rilassarsi e non pensare a niente. Neil interpretato da un Tim Roth straordinario – già con Franco in Chronic – in grado di trasmettere uno stato d’animo con un mezzo sorriso o con l’andatura.

La luce gioco un ruolo fondamentale in Sundown, come ci si può immaginare già dal titolo, ma qui a brillare è soprattutto la sceneggiatura, un tour de force esistenziale spietato e senza un buco. Lo spettatore si deve fidare del regista e affidarsi alla sua idea di cinema, radicale, come nell’ennesima denuncia di un Messico invaso dalla violenza. Acapulco gioie e dolori, bellezza e morte, luce e buio. Michel Franco si conferma un grande autore.

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