BAMBINO SCOMPARSO/ La brutta favola di Nicola, anche la natura fa paura

- Paolo Vites

Nicola, il bambino di 21 mesi scomparso da casa per 36 ore e persosi nei boschi, è stato miracolosamente ritrovato vivo. Ma poteva andare molto peggio

scomparsa nicola chi lha visto 640x300
Nicola Tanturli, Chi l'ha visto

Chi non vorrebbe fuggire dalle città, inquinate, caotiche, fredde, con i loro quartieri “pericolosi”, l’affollamento, le metropolitane dove ci si schiaccia per riuscire a salire e ci si spinge per scendere, i senza tetto negli androni bui, i ritmi di lavoro che non permettono di tirare su dei figli come Dio comanda, la solitudine, i condomini dove si vive uno sopra l’altro con le tv e le liti che forano i muri, l’abbrutimento generale? Un po’ tutti, a meno che non siate ovviamente dei ricconi con un appartamento nel Bosco Verticale di Milano.

E’ stato così, aggiungendoci sacrosante motivazioni come quella che aveva rilasciato la madre di Nicola, il bambino scomparso per 36 ore a Campanara, nel Mugello in Toscana, Pina, alcuni anni fa: “Non volevo sfruttare né essere sfruttata”. Aggiungendo che “Mi sono avvicinata al mondo contadino nel 2009 dopo una laurea triennale in scienze sociali. Mi sembrava assurdo saper utilizzare un pc e non aver mai piantato un pomodoro, non saper più riconoscere una pianta velenosa da una che cura, calpestare buonissime erbe mangerecce, quale legna usare per dei manici o dei recinti”. Così lei e il marito lasciano la città e vanno nei boschi, ma proprio boschi, non nella semplice campagna dove vivono ancor oggi tanti contadini. Cercano l’isolamento più possibile, conoscono altre famiglie con lo stesso desiderio, quello di vivere “con la tendenza all’autosufficienza”.

Trovano un angolo di terra abbandonato da decenni ai confini tra la Toscana e l’Emilia Romagna. I primi ad arrivare nella valle, 37 anni prima, erano state otto persone appena rientrate da un lungo viaggio in India, come voleva la cultura hippie dell’epoca. Negli anni sono arrivati in tanti a cercare un rifugio a Palazzuolo. Italiani ma anche stranieri, soprattutto tedeschi. Danno vita a una sorta di eco villaggio, coltivano la terra, allevano gli animali, i cellulari qui non prendono. Un paradiso, sulla carta. E invece anche il posto più bello non è immune dai pericoli, anche se si vuole crederlo: “Qua non chiudiamo mai le porte di casa, non ci sono pericoli” dicono. Eppure nella zona ci sono tanti lupi e cinghiali. Un cinghiale può fare a pezzi un uomo adulto, figuriamoci un bambino. Può entrare in casa e devastare tutto, se la porta non è chiusa.

Può capitare che un bambino di 21 mesi messo a letto a dormire (sembra che il piccolo Nicola soffrisse di sonnambulismo) si alzi ed esca di casa nella notte. Tanto la porta è aperta. I genitori sono nella stalla, a fare le ultime incombenze. Chissà perché Nicola si è avventurato nei boschi. Poi si è perso, come nelle favole più paurose. Avrebbe camminato per almeno tre o anche cinque chilometri. Cade in una scarpata profonda diversi metri. Lo trova per puro caso un giornalista che come tanti volontari lo stava cercando. Ancora qualche ora e sarebbe stato trovato lo stesso, sicuramente, ma morto. La cosa scioccante è che i genitori a mezzanotte vanno a controllare se sta dormendo, se tutto è a posto, ma Nicola nel lettino non c’è. Escono a cercarlo e fino alle 9 del mattino successivo non chiamano i soccorsi. “Ero tranquillo” dirà il padre. “Ero certo si fosse messo a dormire in un campo, è un bambino forte, abituato a essere autonomo”. E se in quel campo ci fossero stati dei lupi, dei cinghiali? Ci sono però  crepacci, e in uno di questi Nicola ci cade dentro.

No, non va bene. Ok cercare stili di vita alternativi allo sfruttamento e all’imbruttimento delle grandi città, ma non è ok pensare che solo per essersi allontanati da quella vita, tutto il resto sia un paradiso. La natura può essere molto, molto cattiva. Non esiste una natura buona. Anche se da tempo va di moda dire che “tra tutti gli animali quello più cattivo è l’uomo”. Per fare un esempio, i simpatici criceti, quelli che tutti abbiamo almeno una volta regalato ai nostri bambini, sono animali cannibali: sia i criceti maschi che femmine a volte mangiano i loro piccoli. Si ritiene che le femmine mangino i loro cuccioli indifesi quando affrontano una minaccia, anche se alcune sono state viste mentre cannibalizzano i loro piccoli malati o deboli, nel tentativo di provvedere ai fratelli più forti. La selezione della razza. Orribile.

Chi ha trovato e soccorso il piccolo Nicola, il giornalista, i carabinieri che lo hanno stretto in braccia, parlano di un miracolo. Solo grazie a un miracolo si è potuto salvare, dicono. Già. Forse questa parola ormai in disuso, ridicolizzata, dimenticata, in questa storia conta più di ogni altra cosa. E’ finito tutto come una favola, cominciata male come tutte e favole e terminata con il lieto fine. E speriamo che adesso, almeno, i genitori chiudano la porta di casa a chiave.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI

© RIPRODUZIONE RISERVATA