Bankitalia “coronavirus crisi peggiore del 2009”/ “Serve strategia o imprese muoiono”

- Niccolò Magnani

Daniele Franco, direttore generale Bankitalia, chiede al Governo un piano per la ripresa: “strategia o le imprese muoiono. Crisi peggiore del 2009”

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La sede di Banca d'Italia (LaPresse)

Se dalle imprese ai lavoratori, dalle famiglie ai ristoratori fino ora anche dal mondo delle banche con Bankitalia giunge la richiesta sempre più insistente al Governo di un «piano», di un «metodo» per ripartire dopo la crisi coronavirus, probabilmente un fondo non solo di verità ma di assoluta urgenza. Daniele Franco, direttore generale di Banca d’Italia, nella prima diretta dell’evento live “L’Italia genera futuro” sul Corriere della Sera ha ribadito che la situazione attuale dell’economia nazionale è di profonda crisi, addirittura peggio di quella del 2009: «Questa recessione ci pone davanti a molte incertezze dal punto di vista economico, non sappiamo quando finirà l’emergenza, ma sappiamo già che i danni sono enormi, a cominciare dalla perdite di vite umane. Il commercio mondiale si sta contraendo, in maniera più rapida rispetto alla crisi del 2009 e potrebbe scendere del 10% dal 2009, a livello globale», spiega il neo direttore generale nella sua prima intervista pubblica.

Dopo le ultime stime del Governo sul taglio del Pil – tra l’8% e il 10% a fine anno – Bankitalia non si tira indietro nel ritenerlo tra i peggiori al mondo, anche se ammette «dicono che nel 2021 recupereremo. Il Pil però è un dato asettico, dietro ci sono famiglie e imprese, in grave difficoltà. Riavviare l’economia è fondamentale, sulla ripresa dobbiamo mettere ogni risorsa ed energia pubblica e privata».

IL PIANO PER RIPARTIRE

Occorre dunque un piano, una strategia altrimenti non si potrà uscire dalla crisi: e in più, ribadisce Franco, serve che le imprese non chiudano: «necessario uno sforzo eccezionale per sostenere la liquidità delle imprese colpite dalla crisi e quindi usare l’ingente liquidità messa a disposizione dall’eurosistema a tassi irripetibili». Se muore un’impresa muore un pezzo d’Italia, per questo serve il sostegno a fondo perduto (come sta cercando di impostare il Decreto Rilancio ancora in attesa di varo) e l’evitare l’indebitamento delle imprese con le stesse banche: però, secondo Franco, «L’altra condizione è che le imprese siano messe nelle condizioni di innovare, assumere e investire. Sotto questo profilo in Italia dovremo affrontare alcune debolezze».

Il neo direttore di Bankitalia si pone il tema finora poco affrontato della “domanda”: «oggi siamo giustamente concentrati sulla riapertura fisica, sul lato dell’offerta. Ma la domanda? Non è scontato che tornerà come prima: qui si apre il ruolo della politica economica, che dovrà cambiare, perché , lo stiamo vedendo, siamo entrati in una economia di guerra». Dei punti di forza ci sono secondo banca d’Italia, a cominciare dai campioni dell’industria in nostro possesso, i temi ambientali e sanitari e le capacità di innovare nei momenti di crisi: conclude così Daniele Franco, «Se guardiamo alla nostra storia nazionale, in varie circostanze abbiamo reagito molto bene a crisi profonde e abbiamo tanti punti di forza, intanto nel capitale umano, nella capacità di esportare, nel dinamismo di molte imprese, nella ricchezza da sfruttare».

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