Bankitalia, dipendenti non vogliono tornare in ufficio/ “Paura del coronavirus”

- Carmine Massimo Balsamo

Bankitalia, no al ritorno al lavoro in ufficio per paura del coronavirus: “Lavoro da casa almeno fino ad ottobre”. Ecco cosa succede.

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La sede di Banca d'Italia (LaPresse)

L’emergenza coronavirus ha colpito tutto lo Stivale ed ovviamente anche Bankitalia ha dovuto fare i conti con l’emergenza sanitaria. Dallo scoppio dell’allarme Covid-19, in via Nazionale sono scomparsi dirigenti e dipendenti, che hanno potuto fare ricorso allo smart working. Ed è stato pensato addirittura un premio mensile di 100 euro a chi lavorava dalla propria abitazione. Trascorso il lockdown, dal 4 maggio si è aperta la possibilità di tornare a lavorare in ufficio, ovviamente con le dovute cautele, tra dispositivi di sicurezza e distanziamento sociale. Come riportano i colleghi de Il Tempo, i vertici di Bankitalia hanno presentato ai sindacati un documento di otto pagine per la graduale ripresa delle attività in presenza. Ma ecco sorgere i problemi: tutte le sigle sindacali, da quelle dei dirigenti fino a quelle dei dipendenti, hanno risposto con un secco no alla riapertura…

BANKITALIA, DIPENDENTI NON VOGLIONO TORNARE IN UFFICIO

Il quotidiano capitolino evidenzia che i vertici della Banca d’Italia stavano preparandosi a rientrare soprattutto per le funzioni che richiedono attività da ufficio, basti pensare alla vigilanza sulle banche. E le reazioni dei sindacati non si sono fatte attendere, con tanto di richiesta di rientro in ufficio fissata ad ottobre per paura del coronavirus.

«Prima si definisce una data fino alla quale si dà certezza al personale sul mantenimento del delocalizzato come modalità ordinaria di lavoro (il 30 settembre può essere un buon punto di incontro), poi si definiscono criteri chiari per stabilire quali attività necessitano di attività in presenza e come considerare le diverse fasce di personale interessato», la posizione di Sibc. Dello stesso avviso il Cida – sindacato del personale direttivo della Banca centrale – per il quale un rientro a settembre rappresenta la soluzione più semplice, anche perché «semplificherebbe la gestione amministrativa del delocalizzato nei prossimi mesi».



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