Bankitalia, risparmio delle famiglie/ “Per salvarsi, bisognerà diversificare”

- Danilo Aurilio

Ignazio Visco di Bank Italia, ha visto le diverse fonti di risparmio delle famiglie. Per questo motivo, si è spinto ad analizzare la questione

ignaziovisco 1 lapresse1280 640x300 Ignazio Visco, governatore di Bankitalia (LaPresse)

Bankitalia ha analizzato il risparmio attuale delle famiglie italiane, che rispetto al trimestre del 2021, nel 2022 la propensione è risultata all’11%, due punti in meno rispetto ai numeri precedenti. Ad analizzare minuziosamente la questione, è stato Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia.

In particolar modo, durante la Giornata mondiale del Risparmio, Ignazio Visco avrebbe evidenziato la diversità di risparmio tra i vari tipi di famiglie: se è pur vero che per quelle a basso reddito, conservare somme di capitale sarebbe pressoché impossibile, per i nuclei con reddito medio alto il risparmio sarebbe – verosimilmente – minore rispetto alla prima categoria.

Bankitalia risparmio delle famiglie italiane: cosa sta cambiando?

Il Governatore di Bankitalia, ha parlato di risparmio differente tra le famiglie. Ecco la sua analisi approfondita dopo aver osservato scrupolosamente, tutti i numeri registrati in questi trimestri:

In termini assoluti il risparmio delle famiglie si è avvicinato a 35 miliardi di euro nei tre mesi terminanti a giugno; pur tenendo conto dell’aumento dei prezzi registrato dal deflatore dei consumi, il livello era ancora del 13 per cento più alto di quello precedente lo scoppio della pandemia (dopo essere pressoché raddoppiato nei mesi immediatamente successivi). Nei primi sei mesi di quest’anno la riduzione in termini reali ha di poco superato il 16 per cento, risentendo dell’aumento dei prezzi per oltre 3 punti percentuali.

Quanto alle problematiche di investimenti, Ignazio Visco avrebbe le idee chiare:

È proseguito l’aumento, seppure a ritmi più contenuti, dei depositi e del circolante, che a fine giugno avevano raggiunto un livello pari a un terzo del totale delle attività, il valore più elevato da oltre venti anni. Dopo un prolungato periodo di flessione, nella prima metà di quest’anno la quota investita direttamente in titoli obbligazionari a medio e lungo termine è leggermente salita, sospinta dal crescente costo-opportunità relativo alla detenzione di attività più liquide; ciò ha in parte compensato la riduzione della quota di attività detenute sotto forma di titoli azionari e in partecipazioni (in Italia riconducibili soprattutto alla proprietà familiare delle piccole e medie imprese), connessa con la flessione dei corsi sui mercati finanziari.

Oggi infatti, azioni, obbligazioni e partecipazioni, rappresentano un numero poco inferiore al 30% complessivo delle attività finanziarie.





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