Bastoni, agente vs Inter/ “Rinnovo come concordato o da luglio cambia tutto”

- Carmine Massimo Balsamo

L’agente di Bastoni, Tullio Tinti, non usa mezzi termini contro l’Inter: “Ha la maglia addosso perché è interista, ma…”

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Inter Juventus, Chiesa e Bastoni (Foto LaPresse)

Neanche lo scudetto vinto con quattro giornate di anticipo ha portato il sereno in casa Inter. La crisi economica sta attanagliando il club di proprietà Suning e l’allarme è arrivato direttamente dall’agente di Alessandro Bastoni. Intervenuto ai microfoni del Corriere dello Sport, Tullio Tinti non ha usato troppi giri di parole per parlare del club nerazzurro…

«Da 4 mesi abbiamo un accordo con Marotta, Ausilio e Antonello. Bastoni, lo ricordo, sta giocando con il contratto firmato tre anni fa, nonostante da due stagioni sia titolare dell’Inter e sia stato convocato in Nazionale. C’era la promessa di portare lo stipendio a un livello giusto e l’intesa a febbraio c’era, con tanto di mail di conferma scambiate. Mancava solo che il presidente tornasse dalla Cina per formalizzare il tutto. Non più tardi di venerdì mi è stato comunicato che il rinnovo non è saltato, ma che bisogna aspettare che sia firmato questo prestito che la società sta trattando. Onestamente sono cose che non mi sono mai capitate», l’affondo dell’agente di Alessandro Bastoni.

BASTONI, L’AGENTE TINTI ATTACCA L’INTER

Nel corso dell’intervista rilasciata al Corriere della Sport, l’agente di Alessandro Bastoni ha spiegato che il difensore ha la maglia addosso perché è interessa e che rispetterà tutti gli accordi con il Biscione «perché ha ancora un contratto». Ma Tinti ha lanciato un monito alla dirigenza meneghina: «Se il club vorrà rinnovare alle cifre concordate, ok, altrimenti dall’1 luglio in poi le cose cambieranno. Sarò più chiaro: Bastoni e il suo agente sono contenti di rimanere all’Inter, ma bisogna che le cose vengano fatte in maniera normale, come in tutte le altre società». Tinti ha poi aggiunto: «Mi sento responsabile dei miei calciatori e non credo che un simile taglio sia un atto dovuto. Sono consapevole che tutti i club di A hanno un sacco di difficoltà perché mancano gli introiti da botteghino, ma al tempo stesso le società sono aziende private. Quando guadagnano non dividono i proventi con i dipendenti e quando vanno in perdita, tocca alla proprietà».



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