Asset russi congelati, arriva il "niet" della BCE sull'utilizzo come garanzia per il prestito da 140 miliardi di euro all'Ucraina. Smontata la tesi UE
L’AFFONDO DELLA BCE ALLE “SPERANZE” DELL’EUROPA: “NON DIAMO GARANZIE SULL’USO DEGLI ASSET RUSSI”
Una svolta importante per l’Europa, un colpo non da poco per le speranze (economiche) dell’Ucraina impegnata nei negoziati con Stati Uniti e UE sulla pace da raggiungere con la Russia, oltre al caos corruzione che continua a funestare il Governo Zelensky: la BCE avrebbe rifiutato di fornire garanzie per un prestito da 140 miliardi all’Ucraina interamente basato sugli asset russi congelati, ovvero sui beni di aziende e privati bloccati dopo l’inizio del conflitto nel febbraio 2022.
Nelle scorse settimane era stata la Commissione Europea a proporre alla Banca Centrale Europea l’idea di “scongelare” i beni utilizzandoli per sostenere l’Ucraina, detraendoli dai costi per la ricostruzione del Paese che in linea teorica andrebbero proprio a carico della Russia al termine della guerra: secondo quanto riportato però dal Financial Times stamane, la BCE avrebbe del tutto respinto la proposta di Von der Leyen (in unità con i “Volenterosi” UE) in quanto violerebbe il mandato stesso della Banca di Francoforte.

La Presidente Lagarde già nelle scorse settimane intervistata da Bruno Vespa aveva chiarito che non si deve creare un precedente pericoloso nell’utilizzo di asset privati, e che nel caso occorrerebbe modificare a fondo regolamenti e trattati per poter eventualmente avviare un percorso del genere: secondo il quotidiano britannico, che cita fonti stesse della BCE, vi sarebbero ora problematiche non da poco per Bruxelles nel raccogliere il maxi prestito da 140 miliardi senza l’uso degli asset per ora ancora bloccati presso l’Euroclear, il depositario di titoli con sede in Belgio.
GLI SCENARI E COSA CAMBIA ORA IN UCRAINA CON LA DECISIONE DI LAGARDE
Sempre secondo il FT, se davvero la Banca Centrale Europea avviasse un’operazione di prestito garantito sui 140 miliardi di euro in arrivo dagli asset russi congelati, è come se si arrivasse al finanziamento diretto dei Governi, e ciò non è previsto dallo statuto della BCE in quanto contemporaneamente alimenterebbe l’inflazione minerebbe la credibilità dell’istituzione di garanzia economica dell’intera Europa.
Se è vero che la Russia già aveva minacciato ritorsioni ingenti qualora l’UE utilizzasse beni immobilizzati dei cittadini russi, il punto della decisione di Lagarde propende nel non voler generare un precedente e nel non voler stralciare i regolamenti che normano l’intero tessuto finanziario ed economico globale. Il piano di Von der Leyen era quello di coinvolgere i Paesi UE nel fornire garanzie statali sulla condivisione del prestito da 140 miliardi di euro, il tutto “coperto” dalla garanzia della BCE.
Il fatto che però gli Stati non riuscirebbero a reperire tale liquidità in breve tempo – in caso di emergenza – porrebbe enormemente sotto pressione i mercati: per questo i funzionari della Banca Centrale avrebbero risposto “picche” ai colleghi di Bruxelles, ampliando la tensione sull’asse Europa-Russia nei giorni in cui le trattative sul piano di pace americano entrano nel vivo (dopo Ginevra e Florida oggi è il turno di Mosca, con il vertice tra Putin e l’invitato di Trump, Witkoff). Il reperimento di fondi per continuare ad aiutare l’Ucraina, e al contempo riarmare la difesa UE, è il vero fulcro delle prossime scelte da prendere in Commissione, con gli Stati che risultano tutt’altro che uniti nel procedere con ulteriore indebitamento e crisi.
