BEATLES, QUANDO BOB DYLAN LI INTRODUSSE ALLA DROGA/ Marijuana, LSD e Yellow Submarine

- Paolo Vites

I Beatles furono introdotti all’uso della marijuana dall’amico e collega Bob Dylan quando si recarono a New York per la prima volta

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Dylan si reca a far visita ai Beatles, NYC, agosto 1964

C’è droga e droga. O almeno, una volta c’erano differenze ben precise, oggi è un gran caos di pillole sintetiche e chimiche che si spacciano tra i ragazzini nelle discoteche. Se c’è infatti qualcuno che ha eliminato completamente l’uso delle droghe sono proprio i musicisti, da Bruce Springsteen che non fuma neanche le sigarette normali a Bono degli U2 che preferisce qualche buona pinta di Guinness. L’esperienza ha fatto capire che la droga porta dritti alla tomba, come fu nei casi di Jimi Hendrix e Brian Jones dei Rolling Stones, i primi a entrare nel cosiddetto “club dei 27”, tutti artisti morti alla fatidica soglia dei 27 anni. Mentre altri, come Jim Morrison e Janis Joplin, erano più che altro alcolizzati all’ultimo stadio con le conseguenze del caso.

Pochi sanno che i primi e per molto tempo gli unici a far uso di eroina furono i musicisti jazz di colore, una abitudine che permetteva loro di resistere in un circuito musicale ancora razzista, poco inclusivo, stressante. Anche il grande pianista e cantante Ray Charles fu a lungo dipendente dall’eroina: essendo cieco, aveva bisogno di un aiutante che gli infilasse la siringa nel braccio. Ma era un segreto nascosto: nessuno avrebbe permesso loro di esibirsi se si fosse saputo.

Anche le pillole di anfetamina giravano parecchio fra i giovanissimi musicisti rock di fine anni 50 e primi anni 60: agli albori, nel 1960, durante i concerti ad Amburgo, i Beatles facevano uso del Preludin, pillole dimagranti a base di amfetamina vendute liberamente, ma che erano anche una droga che serviva per rimanere svegli e poter suonare per molte ore di seguito. A Paul McCartney ne bastava una compressa, ma John Lennon ne prendeva almeno 4 o 5, mandandole giù con l’alcol. La marijuana invece, usata anch’essa dai musicisti jazz e già molto popolare nei primissimi anni 60 in America, era considerata una sorta di modo per togliersi di dosso lo stress. Il potere calmante (è un ottimo sonnifero) dell’erba è infatti risaputo e i cantautori della scena folk americana di quel periodo ne avevano imparato l’uso sia dai jazzisti che dai poeti della beat generation. E’ anche una droga conviviale, che libera dalle inibizioni e permette di farsi grandi risate. Fu così che quando i Beatles si recarono per la prima volta in America, venne combinato un incontro privato con il più importante cantautore emergente americano, Bob Dylan. Accadde al Delmonico Hotel di New York. Il giornalista Al Aronowitz che scriveva per il New York Post chiese a Bob Dylan di incontrare i quattro ragazzi di Liverpool al Delmonico Hotel. Quando i Beatles gli offrirono Drynamils e Preludin, Dylan rispose proponendo marijuana. Dylan ne preparò e la offrì a John Lennon il quale la passò a Ringo Starr definendolo “il mio assaggiatore ufficiale”. Ringo andò in una stanza a parte e ne tornò esibendo un largo sorriso. “Vedo il soffitto scendere su di me”. Così ricorda Paul McCartney nel prossimo numero della rivista Uncut che celebra gli 80 anni di Bob Dylan a fine maggio: “Era al Delmonico Hotel su Park Avenue e 59th a New York City nell’agosto del 1964. Ci trovavamo in una stanza d’albergo, eravamo tutti dei bravi ragazzi che sorseggiavano scotch e cola – era un afterparty, credo. Dylan è arrivato ed è andato in camera da letto con il suo roadie. Ringo è andato a vedere cosa stava succedendo. Così trova Dylan, che stava girando una canna, e ha fatto un tiro. Quando è tornato gli abbiamo chiesto: “Com’è stato?” Ringo ha risposto: “Il soffitto si sta abbassando … Siamo corsi tutti nella stanza sul retro dicendo:’ Dacci un po’, dacci un po’! Quella è stata la prima sera in cui abbiamo fumato!”.

L’evento potrà i Beatles a “espandere la loro visione musicale” come dimostrarono gli album successivi Rubber soul e Revolver. Memorabile è l’episodio dello “spinello di Buckingam Palace”: John Lennon dichiarò che i Beatles si erano fatti una canna nel bagno del palazzo della regina nel giorno della loro investitura a baronetti (26 ottobre 1965); la circostanza fu però smentita da George Harrison. Da lì all’Lsd, la nuova droga che prometteva di espandere la visione delle cose che caratterizzò tutta la seconda metà degli anni 60, il passo fu breve. Se Dylan per sostenere il peso dello stress di essere diventato la più importante star al mondo si “nutriva” di anfetamina, i baronetti di Liverpool si diedero decisamente alle visioni acide, come dimostra il più importante album psichedelico della storia, Sgt. Pepper, in cui compare il brano Lucy in the sky with diamonds, le cui iniziali stanno proprio per LSD. ITomorrow never knows, scritta da John Lennon e ispirata dal volume “The Psychedelic Experience: A Manual Based On The Tibetan Book Of The Dead” di Timothy Leary, “profeta” dell’LSD Lennon seguì le istruzioni contenute nel libro, prese l’acido e scrisse “Tomorrow never knows”: “Spegni la testa, rilassati e fluttua lungo la corrente. Non è morire, non è morire. Distendi tutti i pensieri, arrenditi al vuoto. È brillare, è brillare.” George Harrison invece raccontò di aver visto Dio seduto sul davanzale della finestra.

Lennon fu quello che pagò le conseguenze peggiori: il trauma che portava dietro dall’infanzia, quando venne abbandonato da padre e madre e poi vide morire la madre colpita da un’auto mentre attraversava la strada, lo portarono a far uso dell’eroina, di cui raccontò la disintossicazione nel devastante brano Cold Turkey (“tacchino freddo “ in gergo è l’esperienza che si fa quando ci si disintossica).

E’ così che secondo alcuni anche la canzone più innocente dei Beatles sarebbe un’ode alla droga, Yellow submarine:

“Nella città in cui sono nato vive un uomo che ha navigato nel mare”

si tratta di Bob Dylan che mostrò il mondo della droga ai Beatles

“e lui ci ha raccontato la sua vita nella terra dei sommergibili”

che ci ha raccontato le sue esperienze con la droga

”così abbiamo navigato sopra il sole finche abbiamo trovato un mare verde”

Questo verso è si riferisce all’assunzione dell’LSD finchè non si è “in viaggio”

“e abbiamo potuto vivere sotto le onde nel nostro sommergibile giallo”

Quando si è “fatti” i problemi, cioè le onde, sono lontani

”tutti viviamo in un sommergibile giallo”

Tutti prendiamo l’LSD

“ed i nostri amici sono tutti a bordo molti altri di loro vivono nella casa accantoe la banda inizia a suonare”

Questo verso parla di assunzione collettiva di droga. Il riferimento “amici” ha un doppio significato in quanto con questo termine si designano comunemente le sostanze stupefacenti.

“mentre viviamo una vita agiata tutti abbiamo ciò di cui abbiamo bisogno

un cielo azzurro e un mare verde

nel nostro sottomarino giallo”

Questi ultimi versi si riferiscono agli effetti allucinogeni dell’LSD.

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