Beatrice Venezi/ “Molestie? Non ti puoi svegliare dopo anni e gridare allo scandalo”

Dal fenomeno #MeToo al suo primo album, Beatrice Venezi a tutto tondo: “Immigrazione? C’è troppa retorica, ho paura quando…”

beatrice venezi
Beatrice Venezi a Tv2000

Direttore d’orchestra donna più giovane, Beatrice Venezi si è raccontata senza filtri in una lunga intervista ai microfoni de La Verità. La 29enne di Lucca ha pubblicato il suo primo album – My journey. Puccini’s symphonic works, «l’ideale per avvicinarsi all’opera e alla musica classica» – ed è nota per l’abbigliamento particolarmente sexy sfoggiato sul podio: «Perché non dovrei? Ci sono colleghe – ancora sempre troppo poche, rispetto ai direttori uomini – che vestono in frac. Nulla in contrario. Ma siccome attraverso l’immagine si veicolano messaggi molto potenti, se mi vestissi da uomo continuerei a legittimare la convinzione che quello sia un mestiere per uomini». E Beatrice Venezi è netta: «Se abdico alla mia femminilità per essere considerata seriamente, porto solo acqua al mulino di quel pregiudizio. E comunque il mio stile non è certo “esibito” come quello di Yuja Wang».

BEATRICE VENEZI DA #METOO ALL’IMMIGRAZIONE

La sua brillante carriera ma non solo, Beatrice Venezi ha parlato anche di temi delicati come il fenomeno #MeToo: «Non ci può essere alcuna indulgenza per la violenza, ma non si può neppure generalizzare. Se una donna non lascia spazio a fraintendimenti, chiude subito la porta agli ammiccamenti, facendo capire di non essere “disponibile”, non si crea neppure l’occasione. La denuncia delle molestie deve però essere tempestiva, perché se non ti sei ribellata alla pressioni indebite per raggiungere certi traguardi, non è che ti puoi svegliare d’incanto dopo dieci o vent’anni e gridare allo scandalo», sottolineando che in quell’intervallo di tempo l’uomo arriva a coltivare l’illusione predatoria di poter continuare a fare i suoi comodi senza alcun freno. E la bella artista non si tira indietro nel parlare di immigrazione: «Non ho difficoltà ad ammettere che quando mi sposto da sola e in treno, e arrivo di sera alla stazione Centrale di Milano, ho paura. Non voglio entrare in un dibattito complesso, però inviterei a uscire dalla retorica perché un conto sono i richiedenti asilo, in fuga da zone di guerra (la Germania in questo è stata bravissima: si è accaparrata i migliori medici, scienziati e ingegneri siriani), e un altro i migranti “economici”». Ma non solo: la Venezi ha condannato l’ormai famoso “anche noi italiani siamo stati emigranti”, paragone a dir poco errato a suoi avviso.



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