Bencivegna: “scienza è nuovo dogma”/ “Italiani oppressi da tirannia della paura”

- Niccolò Magnani

Il filosofo Bencivegna censurato per le tesi ‘distanti’ dal mainstream politico e scientifico: “la scienza si è fatta dogma, italiani oppressi dalla tirannia della paura”

massimo cozza lockdown
Covid-19, lockdown in Italia (LaPresse, 2020)

Lungi da noi essere fiancheggiatori delle corbellerie in stile “no vax” o “negazionisti” del Covid, ma qui la piega che sta prendendo quest’epoca tutta “pandemia & diritti” inizia a preoccuparci: dalla produzione di un vaccino a forma di un’ostia per rendere meglio il messaggio “salvifico” del siero anti-coronavirus fino alle ripetute “censure” per chi non condivide al 100% le politiche di gestione della pandemia globale. Citiamo direttamente il caso di Ermanno Bencivenga, filosofo italiano tra i più noti e considerati al mondo, censurato nel suo ultimo libro dai grandi editori per le sue tesi considerate “pericolose”. Per capire perché “La grande paura” – il titolo del suo nuovo saggio, pubblicato per un piccolo editore dopo il rifiuto di tutti i marchi d’élite – ha così “spaventato” il mainstream culturale italiano basta sentire le sue spiegazioni su “La Verità” oggi: «Io credo che il Covid-19 sia una brutta influenza, che ha fatto molte vittime come era successo ad altre influenze in passato (quando ero bambino ci fu l’asiatica, che, sebbene soggetta a conteggi meno ossessivi, ebbe effetti simili».

All’inizio del suo saggio, Bencivegna chiarisce il suo pensiero circa il sorgere del Sars-CoV-2: «Credo che, nella sua primissima fase, sia stata poco capita e per questo motivo sia stata più letale; ma credo che quel che è successo dopo sia stato causato da scelte politiche arroganti e dissennate». Il filosofo le elenca nel dettaglio queste assurdità, e si può ben intuire perché abbia dato fastidio al “mainstream”: la presa di posizione contro le autopsie fatta dal Ministero della Salute, l’insistenza sul protocollo di vigile attesa e la sfiducia dissennata contro le cure precoci e domiciliari e infine «la propaganda a tappeto per i vaccini che tali non sono, sono invece terapie geniche sperimentali approntate in fretta e furia in violazione di ogni parametro di ricerca scientifica e destinare a risultare un rimedio peggiore del male».

LA TIRANNIA E LA SCIENZA

Ora, che la campagna vaccinale stia fiorendo finalmente bene e con un drastico calo di contagi e vittime consiglia comunque attenzione a considerare per forza “male” i vaccini, ma il punto è un altro: è la libertà di un pensatore di esporre le proprie tesi, tra l’altro non “strampalate” o inneggianti ad una serpeggiante cultura anti-scientifica. Lui non si definisce negazionista ma contesta che il solo mettere in dubbio «le misure liberticide del Governo fosse da considerare negazionista». Una posizione, quella di Bencivegna, che va al nocciolo della questione: «il Covid non si può dire che non esiste, ma è necessario che la politica non si fermi per questo. Deve essere aperto un tavolo dove gli interessi di chi vuole curare e debellare il morbo si confrontino con quelli di tutti gli altri». Bencivegna è stato censurato non tanto per una questione personale, ammette il filosofo, ma perché «si era deciso che certe posizioni non andavano rappresentate, che a certe critiche non si doveva prestare ascolto». Attenzione, senza alcun complotto di chissà quale “origine” dietro: ma per semplice calcolo, «avidità o sete di potere». Ne ha per tutti lo scrittore e pensatore, che avverte come uno dei problemi più gravi è l’aver considerato la scienza un nuovo dogma invece che una straordinaria «avventura razionale e umana»: ancora Bencivegna a “La Verità”, «si trasforma la scienza da avvenuta in un dogma, pronunciare verdetti inappellabili, schernire e delegittimare chiunque la pensasse diversamente». Secondo Bencivegna chi ha governato anche in Italia il periodo della pandemia ne ha fatto un uso martellante «e sistematico per spaventare la gente. Il che ha portato a fruizione una geniale tattica di rimbambimento».

Errore gravissimo e scellerato, per il filosofo, è l’aver “sospeso la politica” intesa come confronto tra diversi: invece è in corso fin dall’inizio della pandemia una «tirannia» che ha cancellato quasi del tutto «gli interessi e i valori di tutti». Si citano i giovani, i commercianti, gli anziani, i lavoratori dello spettacolo, le partite iva, i lavoratori di palestre, musei, biblioteche e in generale «tutti quelli che soffrono e talvolta si suicidano. Chi si permetta di scrollare le spalle di fronte a questi nuovi oppressi, chi magari ne stigmatizzi alcuni perché vogliono “solo divertirsi”, dimostra di rifiutare la politica e di avere quella che Adorno denominava personalità autoritaria». La chiosa di Bencivegna, ce lo permetterà, questa sì la convidivialmo in pieno senza alcun bisogno di “riflessione”: «dovremmo ricominciare a educare sul serio: alla profondità di pensiero, alla tolleranza delle voci contrarie, alla libertà e dignità del dibattito».

© RIPRODUZIONE RISERVATA