“Benda per calmare Natale Hjorth”/ Omicidio Cerciello, sentito carabiniere della foto

- Silvana Palazzo

Omicidio Cerciello, sentito carabiniere della foto con la benda: “Unico modo per calmare Natale Hjorth”, ha dichiarato ai giudici del tribunale di Roma

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La foto di G.C.N. Hjorth ammanettato in caserma. Hjorth è indagato per l'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega (foto dal web)

Il carabiniere Silvio Pellegrini, indagato dalla Procura di Roma per rivelazione del segreto d’ufficio e abuso d’ufficio in relazione alla foto scattata e diffusa di Natale Hjorth con una benda sugli occhi poco dopo il fermo, ha spiegato quanto accaduto nell’ufficio della caserma dei carabinieri di via in Selci. «In quel preciso istante l’unico mezzo di contenimento era bendarlo. Era l’unico modo per calmarlo perché era molto agitato al punto che anche io ho preso da lui qualche testata», ha dichiarato nel processo che vede imputati Natale Gabriele Hjorth e Finnegan Lee Elder per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Il militare è stato sentito, infatti, come testimone assistito.

«Comunque, non si è soliti bendare, non l’ho mai fatto e non l’ho visto mai fare». Inoltre, ha raccontato che quando è entrato nella stanza il giovane era già ammanettato. «Il bendaggio è durato pochi minuti, poi la sciarpa è scivolata da sola sul collo». Poi Natale Hjorth «si è calmato e gli hanno dato anche da bere dell’acqua».

OMICIDIO CERCIELLO, PARLA CARABINIERE DELLA FOTO

Il carabiniere Silvio Pellegrini è entrato anche nel merito della foto scattata. «L’ho fatta e inviata in una chat con 18 colleghi per comunicare loro che erano stati fermati due soggetti. Non ho risposto a nessun commento e non feci altre foto», ha spiegato in aula davanti ai giudici del tribunale di Roma. Nei giorni scorsi, comunque, Finnegan Elder doveva comparire in udienza in tribunale a Roma per l’esame dell’altro imputato, l’amico Gabriel Natale Hjort, ma non è stato possibile in quanto è finito in isolamento precauzionale per Covid per essere stato a stretto contatto con un detenuto risultato positivo nel carcere di Rebibbia. Il giovane americano è stato quindi sottoposto a tampone, per questo non ha potuto presenziare il 16 gennaio scorso all’udienza in programma davanti alla prima corte d’assise. Oggi lo ha fatto il carabiniere Pellegrini in qualità di teste, ricostruendo quanto accaduto in caserma.

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