Benzine bio per ‘salvare’ le auto a carburante: cosa sono?/ Problematiche e costi

- Davide Giancristofaro Alberti

Le benzine bio potrebbero salvare le “vecchie auto”: scopriamo insieme cosa sono, come funzionano, quanto costano e i problemi

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Le benzine bio potrebbero permettere di “salvare” le vecchie auto, quelle alimentate a carburante e non solo elettriche. Dal 2035 i Paesi dell’Unione Europea dovranno produrre solo auto green, ma con la postilla legata appunto ai carburanti bio e sintetici. Ma cosa sono nel dettaglio i biofuel? A spiegarlo è il Corriere della Sera, sottolineando come gli stessi si dividano di preciso in due diverse categorie, a cominciare da quelli convenzionali, ottenuti da materie prime per alimentazione umana o animale come ad esempio grano, mais, soia e girasole, e che fanno risparmiare circa il 60 per cento di CO2. La seconda categoria è quella degli “avanzati”, che sono carburanti ricavati da olii di frittura, grassi animali o rifiuti, il cui risparmio di CO2 sale al 90 per cento. C’è poi la categoria dei carburanti sintetici, i cosiddetti e-fuel che derivano dalla ricombinazione tra idrogeno e anidride carbonica, mentre i recycled carbon fuel, prendono idrogeno e carbonio da rifiuti come la plastica.

Giuseppe Ricci, direttore generale Energy evolution di Eni, spiega: «Se l’obiettivo devono essere le emissioni zero, allora non bisogna guardare solo allo scarico ma a tutto il ciclo di vita del veicolo. Se si entra in quest’ottica si scoprirà che i biocarburanti possono abbattere le emissioni dal 60 al 90%. E quindi possono essere quasi a emissioni zero. È vero che il motore emette Co2, seppure ridotta, con i biocarburanti. Ma le piante con cui sono prodotti hanno assorbito Co2 nel loro ciclo di vita». L’Italia è la prima nazione per consumo di benzine bio in Europa e nel 2021 se ne sono consumate ben 1.5 milioni di tonnellate. Peccato però che solo il 42 per cento sia prodotto nella nostra Penisola.

BENZINE BIO PER SALVARE LE VECCHIE AUTO: AMBIENTALISTI STORCONO IL NASO

«Abbiamo un’esperienza da oltre 50 anni in Paesi africani, a partire dall’Angola ma non solo, dove valorizziamo terreni degradati per produrre materie prime per i biocarburanti — aggiunge Ricci di Eni —. Esiste un sistema di certificazione internazionale che assicura la filiera». Un altro problema deriva dal fatto che oggi un litro di biofuel costa più di 2.5 euro al litro, di conseguenza servirebbero delle misure di defiscalizzazione. Ci sono poi gli ambientalisti che storcono il naso: «I biocombustibili sono preziosi per decarbonizzare il trasporto elettrico e marittimo. Ma non funzionano per la mobilità di massa», le parole di Veronica Aneris, direttrice di T&E, Transport & Environment.

«Perché? Primo: la terra va usata per sfamare le persone. I veri carburanti bio devono essere fatti con rifiuti e materiali di risulta. Se usassimo solo biocombustibili “buoni” e tutti convergessero sui trasporti, riusciremmo a soddisfare solo il 10% dei bisogni, come certifica uno studio dell’International council for clean transportation». E ancora: «E poi la filiera produttiva dei biocarburanti buoni andrebbe tracciata. Inoltre che senso ha importare materie dall’Indonesia, con la Co2 emessa nel trasporto?». Aneris conclude dicendo: «Troviamo altre soluzioni E non dimentichiamo che i motori non emettono solo Co2 ma anche sostanze dannose per la salute».





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