Berlusconi: “Politica non usi la fede”/ Il direttore di Avvenire: “Grazie Presidente”

- Dario D'Angelo

La lettera di Silvio Berlusconi ad Avvenire su temi come immigrazione, europeismo, rapporto tra politica e fede, molto apprezzata dal direttore Tarquinio.

silvio berlusconi
Silvio Berlusconi, Forza Italia (LaPresse, 2021)

Silvio Berlusconi scrive una lettera ad “Avvenire“, il direttore del quotidiano di ispirazione cattolica, Marco Tarquinio, ringrazia il leader di Forza Italia proponendo alcuni suggerimenti. Il Cavaliere scrive: “Gentile direttore, sono del tutto d’accordo con il cardinale Parolin. Non si può strumentalizzare la fede cristiana piegandola a finalità politiche o di partito. Proprio per questo la partecipazione del Segretario di Stato vaticano e di altre alte autorità ecclesiastiche all’incontro conclusivo del Bureau del Gruppo Partito Popolare Europeo a Roma non va letta in modo banale come il patrocinio a una forza politica. Ha un significato diverso e più alto, per noi molto più importante. Riguarda la naturale convergenza storica e culturale su un’idea di Europa fra la Chiesa Cattolica e la maggiore famiglia politica europea“. Berlusconi prosegue ricordando la sua idea di Europa e cita al riguardo il “bellissimo discorso” tenuto esattamente dieci anni fa da papa Benedetto XVI al Parlamento tedesco “su quelli che lui stesso definì “i fondamenti dello Stato liberale di diritto”. In quell’occasione – scrive Berlusconi – il Santo Padre ricordò fra l’altro una celebre frase di sant’Agostino: “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?””. Da qui la riflessione: “Questa visione dello Stato, cristiana e liberale insieme, è il presupposto del nostro agire politico ed è il più importante prodotto della storia e della cultura europea. Tutto questo ci porta naturalmente ad essere europeisti“.

Berlusconi: “Europa si faccia carico accoglienza migranti”

Berlusconi prosegue: “Quando rivendichiamo per l’Europa un ruolo nel mondo, lo facciamo proprio in nome di questi valori, di questa visione dell’uomo, che è universale, che dobbiamo non soltanto difendere nei nostri Paesi ma promuovere nel mondo perché ogni essere umano – ovunque sia nato – è portatore degli stessi diritti. La violenza esercitata sulle donne in Afghanistan o la negazione della libertà religiosa in Cina ci riguardano quanto le ingiustizie che avvengono a casa nostra. Essere liberali e cristiani per noi significa la tutela della vita in ogni sua forma e in ogni suo momento, dal concepimento alla morte naturale. Naturalmente ancora una volta ha ragione il cardinale Parolin: il messaggio cristiano è indivisibile, il rispetto per la vita riguarda non solo i nostri connazionali, ma anche i tanti che dall’Africa, dal Vicino Oriente, da altri Paesi ancora più lontani, cercano in Europa la speranza di un futuro che non trovano nei loro Paesi“. A partire da questo punto ha inizio una riflessione molto interessante dal punto di vista politico sul fenomeno dell’immigrazione: “Come ha detto giustamente al nostro incontro il cardinale Hollerich “noi dobbiamo accogliere le persone, ma prima di tutto dobbiamo fare in modo che le persone non abbiano necessità di essere rifugiati”. Proprio questo ci richiama a un duplice dovere dell’Europa: da un lato quello di farsi carico dell’accoglienza in modo solidale, senza lasciarne l’onere solo sui Paesi, come l’Italia, più esposti alle ondate migratorie, dall’altro quella di essere promotrice di stabilità e di sviluppo nei Paesi a sud del Mediterraneo in modo da prosciugare alle radici l’esigenza stessa di emigrare“.

Berlusconi: “Tra noi e la Chiesa naturale sintonia”

A differenza degli alleati di centrodestra, Salvini e Meloni, la posizione di Silvio Berlusconi non è dunque contro l’immigrazione a prescindere: “Un’immigrazione regolata da leggi a un tempo umane e rigorose è nell’interesse stesso delle società europee in crisi demografica. Del resto, il diritto delle persone a trasferirsi per cercare un futuro migliore è un principio liberale che nella storia è stato motore di crescita economica e di arricchimento scientifico e culturale. Ma questo è naturalmente cosa ben diversa dalle ondate incontrollate e disperate che si rovesciano sulle nostre coste, che generano solo tensioni e guerre fra poveri che fanno male alle nostre società e agli stranieri“. Per raggiungere questo difficile equilibrio, l’ex premier rispolvera l’idea di un “Piano Marshall per l’Africa“, che veda l’Europa protagonista non solo nei termini di aiuti inviati, ma anche a livello politico. Berlusconi continua la sua lettera precisando come i valori del Ppe siano “naturalmente in sintonia con la Chiesa senza in alcun modo né dare un carattere confessionale alla nostra azione, né voler strumentalizzare la Chiesa rivendicando un collateralismo che non esiste più in Italia – ed è un bene che sia così – almeno dalla fine dell’esperienza storica della Democrazia Cristiana. Per questo il dialogo con la Chiesa Cattolica – dice – è fatto di naturale sintonia sui princìpi, ferma restando la necessaria autonomia della politica e la totale libertà della Chiesa rispetto a qualsiasi logica di schieramento“. Un intervento, quello di Silvio Berlusconi, politicamente molto significativo, perché tocca temi di grande attualità, quali l’immigrazione e la strumentalizzazione della fede. Alla sua lettera ha deciso di rispondere il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio: “Grazie, gentile presidente Berlusconi, per riaffermare con chiarezza ciò che la Chiesa insegna e anche su “Avvenire” scriviamo da sempre: la fede cristiana non va strumentalizzata e la difesa della vita non va fatta a pezzi. Proprio come la vita, «ovunque nata». Vale non solo per i cristiani. Grazie anche dell’impegno per lo sviluppo equo e solidale del Sud del mondo. Oso solo suggerirle di contribuire a schierare il Ppe per ampi corridoi umanitari europei e, da noi, Forza Italia per flussi migratori alla luce del sole, cioè regolati, controllati e finalmente sottratti ai trafficanti di persone“.



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