BIBITE GASSATE/ Scoppia la polemica per gli effetti sull’obesità infantile

- Manuela Falchero

Per Coldiretti hanno contribuito all’aumento di peso dei bambini durante la pandemia. Per Assobibe il dato è incompatibile con il calo delle vendite

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(Pixabay)

Vivace botta e riposta tra Assobibe e Coldiretti. Con una nota ufficiale diramata nei giorni scorsi, l’associazione di Confindustria che rappresenta le aziende produttrici di bevande analcoliche ha espresso “perplessità in merito a quanto affermato da Coldiretti nell’analisi pubblicata in occasione della prima Festa dell’educazione alimentare nelle scuole dal titolo ‘Covid: italiani più grassi, obeso 1 bambino su 3’, secondo cui durante il lockdown i bambini italiani avrebbero aumentato il consumo di bibite gassate”.

La ricerca riporta precisamente che “quasi un bambino italiano su tre (30%) è obeso o in sovrappeso con una tendenza aggravata dalla pandemia, dove i lunghi periodi trascorsi in casa hanno portato ad aumentare il consumo di cibi spazzatura e bevande zuccherate e a ridurre l’attività fisica, con più ore passate davanti alla tv e al pc”. E aggiunge che “bambini e adolescenti hanno subìto tutti gli effetti negativi del blocco degli spostamenti, con il risultato di aver consumato un pasto in più, spesso a base di cibi spazzatura e bibite gassate, ridotto il consumo di frutta e verdura, incrementato di ben 5 ore il tempo passato davanti allo schermo tra televisione, internet, videogiochi e didattica a distanza, secondo uno studio dell’Università di Buffalo in collaborazione con l’Università di Verona”.

Un’analisi che, come detto, non trova d’accordo Assobibe: “Lo studio di Coldiretti che sembra evidenziare l’aumento del consumo di cibi spazzatura e di bevande zuccherate durante il lockdown – afferma il Presidente dell’associazione, Giangiacomo Pierini -, ci lascia perplessi a fronte di un crollo delle vendite registrate dalle stesse nel medesimo periodo e alla luce dei risultati della ricerca del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ‘Cambiamenti delle abitudini alimentari nell’emergenza per Covid 19’. Secondo questo studio, infatti, nel 76% dei casi gli italiani hanno limitato il consumo di bevande zuccherate ad 1 volta alla settimana. Inoltre, va considerato che il nostro settore registra un calo costante del 25% da oltre 10 anni, in contrapposizione con i tassi di obesità in continua crescita fra i più giovani”.

E da qui la controreplica di Coldiretti, che oppone a questi altri dati. “Gli acquisti domestici di bevande analcoliche – fa sapere l’ufficio relazioni esterne di Coldiretti – sono aumentati del 6,6% nel primo trimestre 2021 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, come evidenzia l’ultima indagine Ismea Nielsen consultabile sul sito Ismea”.

Ma al di là delle (discordanti) rilevazioni focalizzate sul periodo pandemico, la polemica mette l’accento su una criticità strutturale: la necessità di incentivare e promuovere una corretta alimentazione presso le generazioni più giovani. Un punto su cui Assobibe precisa di essere da tempo al lavoro. “L’obesità infantile – afferma l’associazione – è un problema serio, multifattoriale, che deve essere affrontato anche dalle imprese alimentari in modo responsabile, attraverso i propri prodotti e la comunicazione”. E non si tratta solo di teoria. “Le aziende associate – spiega sempre l’associazione – hanno innovato il portafoglio prodotti e rivisitato le proprie ricette, con l’effetto di aver ridotto del 27% il quantitativo di zucchero utilizzato. E da oltre 15 anni le imprese non vendono in modo diretto nelle scuole e non svolgono attività di pubblicità nei canali diretti ai minori di 12 anni”.

Sugar e Plastic tax: un dossier aperto

Quello della reputazione dei propri prodotti non è però l’unico punto da attenzionare sul tavolo di Assobibe. Per il comparto delle bevande si profila infatti anche l’introduzione di ulteriori imposte che potrebbero avere pesanti riflessi sul conto economico delle imprese. Nuove tasse, come Sugar e Plastic tax – ha detto Pierini durante l’incontro tenuto lo scorso 14 giugno tra Assobibe e il sottosegretario al Mef Alessandra Sartore – di fatto penalizzano il Made in Italy con costi di adeguamento e gabelle mensili che in questo momento non sono sostenibili per le aziende, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, e rischiano di penalizzare investimenti e occupazione. Se si vogliono aiutare le imprese a ripartire, occorre un ripensamento dell’indirizzo politico del Governo, che non le penalizzi e permetta loro di continuare quel percorso di crescita necessario per la ripresa economica attraverso innovazione e circolarità, a partire dal necessario aggiornamento del gettito stimato da queste tasse: occorre prendere coscienza che il mercato è cambiato, i consumi si sono ridotti rispetto a quando sugar e plastic tax sono state pensate”. Per quanto riguarda Assobibe, “continueremo a cercare il dialogo e il confronto con i decisori politici – conclude Pierini -, con lo scopo di trovare soluzioni condivise e sostenibili, che consentano il raggiungimento degli obiettivi che ispirano queste tasse senza penalizzare aziende e lavoratori”.

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